Scritto nel corpo

“Quando è nato mio figlio sono rimasta “folgorata sulla via di Damasco”, riscoprivo l’essenza delle cose, mi sentivo una filosofa greca a ripensare con meraviglia e stupore, come per la prima volta, la notte e il giorno, l’inizio e la fine, il perché delle cose, il difficile cammino verso il centro di noi stessi. Adorazione e miracoli erano il mio pane quotidiano. Mi ha spalancato gli orizzonti, la magia e la vastità dell’universo.
La maternità è per davvero il modello, l’archetipo di tutte le discipline spirituali, di tutte le filosofie. E’ già successo nella storia e continua a succedere, le donne l’iniziazione, il valore del passaggio, del crescere, del nascere e del morire, lo portano scritto nel corpo. Non hanno bisogno di cercare lontano, nei cieli, nelle visioni, nel profondo delle foreste. Noi l’illuminazione la portiamo nel corpo.
E’ quello sguardo che si accende dentro di noi e che ci guarda da dentro. Tutte noi conosciamo quello sguardo.
E’ la consapevolezza che si accende nello sguardo dell’altro, nella relazione con l’altro.

In quali e quanti sensi la maternità è un cammino di illuminazione !”

Emanuela Geraci

Che la Forza sia con me

AVVISO IMPORTANTE: SE SEI GENITORE DI UN BAMBINO DI 3 ANNI CHE STA PER ENTRARE ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA, NON LEGGERE IL SECONDO CAPOVERSO (quello tra *asterischi*)

Martedì inizia la scuola.

*Avrò la sezione 3 anni: 25 piccoli gioielli di mamma e papà che per un mesetto almeno piangeranno (almeno in 6 alla volta), faranno pipì e popò addosso (a turni di 4 alla volta), si prenderanno le loro misure arrampicandosi ovunque e picchiando qualche rivale di gioco, e ovviamente io e la mia collega saremo da sole perché i recenti tagli non consentono di avere la risorsa, materiale e psicologica, della bidella che gli altri anni ci dava una mano*.

In sede di colloquio abbiamo dovuto dare anche qualche consiglio ai genitori che martedì ci porteranno i loro bimbi. Le pedagogie che stanno sotto a questi consigli sono state, negli anni, scremate e depurate dal fatto che molti bravi psicologi e pedagogisti non sono mai stati a contatto con i bambini per più di 2 ore e con più di 5 bambini, che erano “vecchi tempi” (non ho detto “bei”), che erano uomini, e magari anche si selezionavano il loro setting ad hoc.

Ovviamente ogni bambino e bambina hanno un proprio carattere (che raramente cambia) e dei comportamenti / abitudini / modalità di relazione diversi, tra loro ma anche rispetto a dove si trovano e con chi hanno a che fare, e il periodo di inserimento non serve solo ai bambini per conoscere la scuola, ma anche a noi insegnanti a conoscere ognuno di loro, col suo modo di essere ascoltato, capito, anche amato, perché non c’è relazione educativa positiva se non c’è affetto e fiducia nell’altro.

Tuttavia io mi rendo conto che attingo ad alcuni princìpi base, che poi modulo e adatto coi diversi bambini e nelle diverse situazioni, ma che sono sempre quelli, e la bellissima vignetta di ERIADAN qui a fianco mi ha fatto decidere per esplicitarli.

1. Non è vero che adulti e bambini sono uguali. Sono ugualmente degni di rispetto, ma gli adulti sono responsabili dei e per i bambini, i bambini devono imparare a diventare responsabili per loro stessi, figurarsi se possono essere responsabili per gli adulti: sarebbe ingiusto e non rispettoso di loro costringerli a farlo.

2. I bambini vanno ascoltati, con le orecchie, col cuore e anche con il cervello. Necessitano di lettura tra le righe, tra i quadretti e tra i pallini (esattamente come altri adulti, anzi spesso gli adulti sono peggio nei loro codici comunicativi). Ascoltare non significa poi esaudire tutto: si prende nota e poi si fa quello che è giusto fare, e quello che si può.

3. Ai bambini si deve parlare. Spiegare sia i passaggi fisici, materiali, che quelli psicologici ed emotivi. Che ascoltino è certo, che condividano le nostre spiegazioni di cause ed effetti è raro, che obbediscano al primo colpo perché gliel’abbiamo spiegato è utopico.

4. C’è un motivo per cui sono di piccole dimensioni: che anche se fanno dei danni incredibili, sono buffi e ci fanno tenerezza e proprio dopo questi disastri ce li mangeremmo di baci (la Forza scorre potente in loro). Oppure: che possiamo spostarli, arginarli fisicamente, caricarceli su (insomma, avete capito, no?) per evitare di ripetere un messaggio 14 volte quando chiaramente non condividono le nostre spiegazioni e riflessioni (la Forza scorre potente in noi).

5. Non cedere al lato oscuro della Forza: picchiarli, ma anche non parlare e non ascoltarli, ma anche dargli i “contentini” perché si spengano un po’ e ci lascino in pace, ed anche rinunciare ad educarli e a essere responsabili di loro.

Buon anno scolastico!

Smetti di leggere e guarda le figure

“Smetti di leggere e guarda le figure”: bello, serve anche a me, lo prendo.

Ma di questa intervista su Rolling Stone ci sono tante cose da prendere, ognuno si serva!

La prof. Maugeri si smolla

Negli anni Zero è stata maestrina del rock, vegana impegnata, quella di cui Piero Pelù diceva: “È brava, deh… Però nun la dà”.
Ma qualcosa è cambiato (sarà la maternità), e Paola Maugeri si offre a “RS” in versione burlesque

Testo Paolo Madeddu
Foto Maurizio Camagna

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Spiegami la svolta burlesque.
“Guarda, queste foto sono un forte statement politico da parte mia”.

Dovevo immaginarlo.
“Ho quasi 40 anni, allatto da due e mezzo e voglio dimostrare che ciò non impedisce di avere belle forme e stare bene. Voglio dirlo alle ragazze che temono di rovinare il seno facendo figli: le tette servono a quello! Seguire la natura regala un’energia bella e giusta: io mi sento in forma come non mai”.

Allatti tuo figlio da due anni e mezzo?
“Credo nell’allattamento prolungato, nel sonno condiviso, e in altre cose contestate da una società che non si chiede come mai, con la sua fretta di svezzare e rendere autonomi i bambini, questi poi faticano a staccarsi da casa a 35 anni. È che le cose che ti sono mancate da piccolo, le inseguirai tutta la vita”.

Parlando di cose che ti sono mancate. Tu hai sempre dato questa idea di serietà, insolita, in chi si occupa di rock & roll.
“Antonio Marano, ex direttore di RaiDue, mi disse: devi smettere di parlare a quelli come te, quelli che “sanno di cosa stai parlando”. Aveva ragione, avevo la tendenza a fare nicchia, a sentirmi alternativa perché venivo dai centri sociali. Il mio attuale manager mi ha svelato: “Non me la sentivo di contattarti perché leggevo: la Maugeri vegana, la Maugeri animalista, la Maugeri stop alla povertà – e che palle!”. Mi dice sempre: smetti di leggere, guarda le figure. Forse ora è venuto il momento di lasciarmi andare un attimo, di divertirmi. Anche se non rinuncerò alle cose in cui credo: sono stata scelta come ambasciatrice per la campagna dell’Unione Europea Play 4 Climate. Hanno scelto personaggi che potessero spiegare ai giovani come ridurre l’impronta ecologica. E io uso una borsa di tela, scarpe di seconda mano, da quando sono mamma cerco di convincere le madri a usare i pannolini in tessuto e non artificiali – lo sai che degradano dopo 500 anni, ti rendi conto?”.

Ok, sei ancora seria. Ma il periodo blu? I capelli blu, intendo. Non era certo un basso profilo.
“Era come girare con un faro sulla testa. Salivo sul tram e tutti: “Guarda chi c’è!””.

Come mai tanta serietà nel bel mezzo dello showbusiness?
“La mia priorità era: essere professionale. Ma quando andai a intervistare gli U2 a Dublino, passai cinque giorni in albergo a prepararmi. Mentre c’era un dj della tv tedesca che si è ubriacato tutto il tempo e ha fatto un’intervista disastrosa, però gli U2 erano molto divertiti e io ho sempre avuto una latente invidia… La mia esperienza più bella in questo senso è stata con Chris Martin dei Coldplay: siamo finiti a ballare il tango al circolo Arci Bellezza di Milano. Però fu lui a chiedermi di fare un giro, io non glielo avrei mai proposto. Lui mi disse: “Non preoccuparti, se un personaggio pubblico si fa notare per strada, è perché lo vuole””.

Martin all’Arci a ballare il tango è persino oltre il rock & roll. Hai avuto storie con musicisti?
“No. È quasi incredibile. Ci hanno provato. Magari per attitudine, tipo Steve Tyler che mi disse: “Se vuoi intervistarmi, accomodati sulle mie ginocchia”. È che se ci vai a letto finisce l’amicizia: tanto lo sai che non ti ci fidanzi, con Tyler o Martin. E amicizia e stima sono più appaganti nel lungo periodo, perché quando vengono a Milano ti chiamano, vogliono chiacchierare o farsi intervistare perché si fidano”.

Qualcuno ti ha deluso?
“Intervistai Ben Harper per il suo primo album: fu adorabile. Ora se la tira da star, risponde con l’aria annoiata. E Lenny Kravitz, che aveva questa fidanzata modella che insisteva per andare a fare shopping, e lui era distratto, dava risposte banali”.

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Altro che groupie • Paola Maugeri è nata a Roma il 23 maggio 1971. Giornalista e conduttrice tv, è la voce di punta di Virgin Radio, dove racconta le storie dei più importanti gruppi rock di sempre.

Hai mai avuto paura che lavorando in tv, prima o poi qualcuno ti dicesse: “Tu sei brava, ma c’è questa ex letterina di 20 anni che è molto lanciata…”.
“Vuol dire che il programma non fa per me a prescindere. Io ho scelto questo mestiere per la musica, per avvicinare chi la fa. E so di poterlo ancora fare. Scalo 76 mi ha lasciato la sensazione che si possa ancora far passare buona musica in tv. C’era intrattenimento ma anche interviste, musica live, cose tipo Marlene Kuntz e Francesco Renga che cantavano Impressioni di settembre. La musica fa parte della cultura di cui questo paese ha bisogno, e di cui hanno bisogno i ragazzi: lo vedo dalle email che mi scrivono, dal fatto che il mio programma su Virgin Radio è scaricato da 90mila persone ogni mese. Per questo sto lavorando a un nuovo progetto con Simona Ercolani, autrice di Sfide“.

Una specie di Storytellers?
“No, quello non può tornare perché è finita un’epoca di Mtv. Non parlerò mai male di Mtv perché è stata la mia casa per anni: intendo dire che ogni cosa corrisponde alla sua epoca. Come la musica. L’altro giorno ascoltavo i Buffalo Springfield, e pensavo: questi non facevano canzoni pensando al fatto che il ritornello doveva arrivare dopo un minuto e mezzo altrimenti la radio non li passava. Questi componevano quello che sentivano dentro. Non è un caso se i ragazzi oggi ascoltano cose di 40 anni fa, come i Rolling Stones. Sarebbe come se io e te a 15 anni avessimo ascoltato il Trio Lescano”.

Se posso permettermi, c’è anche il fatto che pure le radio di buona volontà come Virgin suonano più dinosauri che contemporanei.
“Forse il saldo è più a favore dei grandi classici del rock che non dei gruppi attuali, ma li passiamo. Sui gruppi contemporanei c’è più discussione, tanta gente ad esempio non sopporta i Linkin Park che però sono figli del loro tempo e adatti ai ragazzi di oggi”.

Come ti vedi tra 20 anni?
“Coi capelli bianchi come una Baba cool del rock ancora pronta a entusiasmarsi. E fiera di mio figlio 20enne che mostra ai compagni della sua band le vecchie foto di sua mamma su Rolling Stone“.

Gufi in arrivo

Io e Alle abbiamo questo problema: cosa leggere alla sera? Lui legge “le sue cose” di giorno, io – se e quando riesco – le mie. Ma alla sera no, si legge insieme. Cioè, io leggo ad alta voce per lui. Qualche volta che stavo proprio crollando e lui non accettava di lasciare lì un capitolo a metà, mi ha preso il libro dalle mani e me l’ha letto lui.

La lettura che a me è piaciuta di più, fino ad ora, è stata Emil della Lindgren. Il libro del papà, edito nel 1974 (perché una versione con tutte le avventure non esiste attualmente in Italia). Lui, nella sua libreria su aNobii, ha dato un voto alto anche a Ciondolino e Gian Burrasca, ma io devo dire che non è che me li sia goduti granché.

Mi stavo chiedendo cosa iniziare dopo che avremo finito Il mulino dei dodici corvi, che io ho letto 20 anni fa (e mi ricordo solo che mi era piaciuto tantissimo, ma… ora è come se lo leggessi per la prima volta). In Leggimi forte Bruno Tognolini parla della lettura serale – durata mesi, anni – de Il Signore degli Anelli a sua figlia di 5-7 anni. E in seguito del bellissimo gioco che dalla lettura era partito, in cui si riconoscevano in luoghi e persone del mondo reale i luoghi e i personaggi del libro… “Beh, sì, magari iniziamo Il Signore degli Anelli“, ho pensato.

Poi qualche giorno fa ho visto nel caos della camera di Alle un libro rosso, senza sovraccoperta, con i soliti post-it, etichette, brandelli di fogli a segnare le molte pagine interessanti. Ma quello cos’è? Harry Potter. “Volevo vedere com’era, mamma”, mi dice lui con la sua faccia fintopentita e ben sapendo che questo furto dalla mia libreria non sarebbe stato punito. “Vuoi che lo leggiamo insieme, Alle?” gli chiedo. “No, mi piace da solo, ma se vuoi posso leggertene dei pezzetti quando ti addormenti” (penso sia chiaro a tutti chi è la prima a crollare alla sera, vero???).

Intanto stanno già arrivando gufi con lettere d’invito a Hogwarts, qui.

Per fortuna certe magie non sono precluse a noi babbani!

Lettera di una professoressa a don Milani

di Mila Spicola, da MicroMega:

Caro don Lorenzo,
sono passati quanti anni dalla lettera che mi hai inviato? 42? 43? Il mondo è cambiato mille volte da allora. […] Eppure io mi ritrovo a insegnare incredibilmente nella scuola dei tuoi poveri Giovanni, sempre più distinti dai ricchi Pierini. Non a Barbiana, bensì in una periferia palermitana, in Sicilia, nella regione più povera d’Italia. Quella che avrebbe bisogno di attenzioni e aiuti e invece ha avuto, indistintamente, gli stessi identici tagli che si sono verificati altrove. Solo che qui un taglio è la decapitazione. “Non si divide una torta in parti uguali tra diseguali”, così mi hai spiegato e mi avevi convinta. 40 anni fa, ci avevi convinti tutti. Noi insegnanti e quelli che decidono. Avevamo capito la tua lezione. Ci abbiamo provato a fare una scuola migliore. E l’avevamo fatta, lasciamelo dire, prima che arrivasse questo disastro… (leggi tutto l’articolo)

Questa è la cancrena

Un estratto del post, tutto da leggere, di Leonardo:

La scuola non ha il pubblico dei talk show di Santoro (e Floris). È un’istituzione con cui ha a che fare la maggioranza degli italiani e – ciò che è più importante – la totalità degli italiani di domani. Poi, incidentalmente, è il settore dove lavoro io. A me in realtà dispiace venir qui a rovesciare frustrazioni che almeno dovrei cercare di rivestire di ironia o letteratura, ma devo dire che questo settore sta cadendo a pezzi, a vista d’occhio. Fino a un paio di anni fa era la solita scuola italiana con tanti problemi ma un cuore grande così. Poi ci sono stati i tagli delle cattedre. Prima se ne sono andati via i più giovani, quelli che erano appena approdati al ruolo. Poi sono caduti i colleghi stanchi, quelli coi problemi di salute. Quest’estate ci lascerà anche qualche senatore, quelli indistruttibili che però saranno pensionati con la forza. I buchi che lasciano non vengono riempiti. Le supplenze non vengono nominate. Le classi restano a volte in mezzo a un corridoio, ad aspettare qualcuno che nessuno ha chiamato (il preside ha altro da fare, postdatare assegni per forniture di cancelleria, cose così), anche solo un bidello che comunque è stato tagliato pure lui. A settembre gli insegnanti superstiti tentavano di metterci una pezza, ma era abbastanza chiaro che si trattava di regalare ore di lavoro gratis alla Gelmini. Adesso c’è molta stanchezza in giro: non si fanno più progetti, non si va in gita. Nel mezzo di tutta questa confusione ci sono meravigliose lavagne elettroniche interattive regalate dal ministero che nessuno sa usare (gli insegnanti più giovani non sono stati più assunti dal ministero). Nel frattempo la Gelmini è riuscita a strascicare la sua miracolosa Riforma della Scuola Superiore a un punto che gli studenti, che dovevano scegliere in gennaio, non sanno ancora che scuola frequenteranno in settembre. Tutto questo sta succedendo in tutte le vostre scuole, in tutte le vostre città. E mi chiedo: ma non si perdono le elezioni così? Non si perdono perché stai rovinando un anno scolastico a milioni di ragazzi in tutta Italia, e i genitori se ne accorgono? No? Si perdono perché sospendi un talk show?

Questo è lo smantellamento della scuola pubblica. Non è un foruncolo: questa è la cancrena. Questa è la perdita della vista, della capacità di guardare avanti, a quelli che verranno dopo di noi, anzi, ci sono già (ché noi il nostro tempo ormai l’avremmo anche già avuto). Ce ne preoccupiamo? Tanto per fare un esempio concreto: oggi Repubblica, organo dell’antiberlusconismo ponderato, cosa aveva in prima pagina? Il foruncolo (“Berlusconi all’attacco del Csm”, nientemeno. Ci dev’essere un cassetto a Repubblica dove tengono i titoli buoni per tutte le stagioni) A pagina due? Foruncolo. Tre, cinque, sei, sette: foruncolo (a pag. 4 pubblicità di abbigliamento). Sulla scuola neanche un trafiletto, neanche un corsivo nella pagina delle opinioni, e sì che ieri Intravaia aveva ben reso la situazione. Evidentemente non è una priorità. La priorità è Santoro (e Floris), quando tra quindici anni rischiamo di avere un pubblico medio che non riuscirà nemmeno a leggere i titoli delle trasmissione di Santoro (e Floris).

Il problema qui non è essere o no antiberlusconiani. Il punto è esserlo davvero, lasciando perdere le provocazioni e i foruncoli quotidiani che infastidiscono, sì, ma non possono distrarci. Su un quotidiano antiberlusconiano ci dovrebbero essere due pagine di scuola tutti i giorni. Le storie ci sono dappertutto, non ci vogliono segugi a trovarle: date un’occhiata ai blog, c’è un istituto a Genova dove i prof si pagano le fotocopie? Intervistarli subito, perché il vero berlusconismo è questo. Le scuole. La sanità. La protezione civile. I rifiuti. E poi sì, le telefonate intimidatorie e le pressioni al Csm. Ma non confondiamo foruncoli e cancrena.

L’ottava arte – seconda parte

Proseguo con i cortometraggi che ci sono stati mostrati al corso d’aggiornamento “L’ottava arte”:

Autori: Emanuele Luzzati e Giulio Gianini – Titolo: “Pulcinella” – 1973

Autore: Jan Švankmajer – Titolo: “Možnosti Dialogu (Le Dimensioni del Dialogo)” – 1982

Parte I: “Dialog věcný (dialogo oggettivo)” e Parte II: “Dialog vášnivý (dialogo appassionato)”

Parte III: “Dialog vyčerpávající (dialogo estenuante)”

Autore: Barry Purves – Titolo: “Next” – 1989

Autore: Virgil Widrich – Titolo: “Fast Film” – 2003

(nel Making of si vedono spezzoni in alta definizione):

Autori: Tommaso Cerasuolo e Giovanna Mussiello (Perturbazione) – Titolo: “Un anno in più” – 2007

Autore: BLU (blublu.org) – Titolo: “MUTO” – 2008

Autori: Marta sui tubi – Titolo: “Cinestetica” – 2008

Autore: Donato Sansone – titolo: “Videogioco” – 2009

Autore: Giacomo Agnetti (MagicMindCorporation) – Titolo: “About Love” – 2009

Autore: Tommaso Cerasuolo – Titolo: “Porpora” (di Marco Notari) – 2009

Autore: Bastien Dubois – Titolo: “Madagascar. Carnet du voyage” – 2009

Estratto:

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