DOVE SONO SPARITA?

gennaio 23rd, 2010

È un po’ che latito da questo mio blog, che – non ridetemi addosso – di solito visito quasi tutti i giorni. Mi piace il bluebird, e mi piacerebbe scrivere qualcosa al volo come fa Weissbach, ma non ho il suo dono della sintesi e inoltre se anche usassi termini come “Zeitgeist” (una ragazza per bene come me!!) come minimo metterei il link a wikipedia, mica posso contare su qualcuno che mi fa i sottotitoli, io.

Ma non sono sparita.

A parte il lavoro – Brunetta fa di tutto perché noi statali consideriamo lo stipendio come un risarcimento psicologico per le sue offese e vessazioni varie, ma ancora me ne metto per il bene dei miei bambini di scuola – sono stata impegnata su più fronti rispetto alle mie attività di volontariato.

Vorrei che i miei 4 lettori sapessero che:

1. LE DONAZIONI DI LATTE ARTIFICIALE AD HAITI SONO DANNOSE E/O INUTILI.

2. Se avevate delle motivazioni per boicottare la Nestlè, ho una notizia: potete cominciare a boicottare anche la Danone. Leggete qui, non c’è più freno…

3. Sono comparsi in rete articoli che asseriscono che “L’allattamento al seno non è migliore di quello artificiale”, ne ho citato uno ma diversi giornalisti hanno riportato la notizia senza informarsi. Mike Brady di BabyMilkAction ha commentato, leggetevi la traduzione dei post in cui smantella le argomentazioni della ricerca citata e del pessimo giornalismo che interpreta alla carlona…

Vabbè, sono monotematica… ah, oggi ho vissuto questa bella esperienza.

Alla prossima!!! :-)

AGGIORNAMENTO DEL 24 /01:

5. Articolo su Gioia, che non ho commentato. Grazie anche ad Anita e Beatrice per questa presa di posizione e risposta. Vorrei poter linkare qui anche i commenti che mi sono piaciuti di più: quelli equilibrati di Sara Cosano, ad esempio, ma anche altri. Non si tratta di non essere ironiche o lievi, noi mamme che veniamo tacciate di talebanesimo. Si tratta di mettere le donne le une contro le altre, che è sempre una cosa brutta, e triste (che non fa ridere). Chi ama tanto l’ironia dovrebbe aver capito che quella che ha più valore di tutte è l’auto-ironia, e che il suo valore massimo è prendersela col “potere e le sue declinazioni oppressive”, non con chi si fa i suoi.

Non vogliamo offendere nessuno, eh?

novembre 29th, 2009

In questi giorni a Padova si sta svolgendo il 65° Congresso della SIP (Società Italiana di Pediatria).  Forse per non hanno voluto offendere nessuno: hanno accettato come sponsor tutte le ditte produttrici di alimenti per l’infanzia, di farmaci pediatrici, di articoli connessi con l’alimentazione infantile, o la cura del bambino.

O forse, pensando a chi mette in dubbio che un medico possa rimanere “libero” da pressioni, simpatie, propensioni dopo queste sponsorizzazioni, hanno pensato: “tutti sponsor, nessuna preferenza”. Sì, magari è così.

Peccato che latte materno, creatività e buon senso, riutilizzo dei pochi oggetti veramente utili, non sponsorizzino questi convegni.

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P.S. Grazie a Monica per la segnalazione!

ACQUA!

novembre 16th, 2009

Il denaro pesa più dell’acqua – Alex Zanotelli

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È stato uno shock per me sentire che il Senato, il 4 novembre scorso, ha sancito la privatizzazione dell’acqua. E così il Senato vota la privatizzazione dell’acqua, bene supremo oggi insieme all’aria! È la capitolazione del potere politico ai potentati economico-finanziari. La politica è finita! È il trionfo del Mercato, del profitto. È la fine della democrazia.
Leggi tutto l’articolo di padre Alex Zanotelli

Firma la petizione on line

Vai al Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua

Disease Mongering

ottobre 14th, 2009

designer_drugsL’espressione disease-mongering o mercificazione della malattia indica un’operazione di marketing finalizzata all’introduzione di un farmaco già pronto per l’immissione nel mercato attraverso una campagna pubblicitaria finalizzata all’introduzione di quadri clinici al di fuori della seduta medica per indurre il consumatore alla ricerca di un rimedio per specifiche malattie (da wikipedia).

Venerdì 9 ottobre 2009 si è svolto al Palazzo Tursi di Genova il convegno Disease Mongering in età pediatrica: dai bambini “diversamente vivaci” al marketing del farmaco, organizzato da Giù le Mani dai Bambini.
Un resoconto del convegno è pubblicato su AffarItaliani.

Altri link collegati:
- intervista a Luca Poma (presidente “Giù le mani dai bambini”) sull’influenza A/H1N1
- video tratto dal servizio di Rai 3 “inventori di malattie”
- l’intero servizio di Rai 3: “inventori di malattie”
- Posizione dell’Associazione Culturale Pediatri sull’influenza A/H1N1
- News dal sito “No grazie pago io”

Ted Kennedy e il Codice

settembre 1st, 2009

di Adriano Cattaneo,
dalla mailing list di IBFAN Italia

Carissimi/e Ibfaners e simpatizzanti,
avrete sicuramente letto e sentito molte notizie riguardanti le cose belle e meno belle che Ted Kennedy ha fatto nella sua lunga vita politica. Ma, per quanto ne so, nessuno ha ricordato le cose che interessano a noi. Ne approfitto e lo faccio io, perché conoscere la nostra storia è importante.
kennedy_time_1979Ted Kennedy è stato il politico americano che, nella seconda metà degli anni ’70, ha raccolto la voce di alcune suore missionarie che, dai paesi dell’America centrale, ma riallacciandosi anche a quanto altri (missionari e non) vedevano in Asia e in Africa, denunciavano l’enorme e tragico numero (pochi anni dopo l’Unicef lo avrebbe stimato di circa 4 milioni l’anno!) di bambini che morivano, soprattutto di diarrea, polmonite e denutrizione, a causa dell’abbandono dell’allattamento al seno in favore del latte artificiale.
Sensibile a questo richiamo, il senatore Ted Kennedy chiese la creazione di una commissione del Senato USA che indagasse queste denunce, e ne fu il presidente. Come tale, coordinò le relative indagini e intervistò tutte le parti in causa: le suore, esperti in nutrizione e salute pubblica, altri politici, rappresentanti di ONG ed altre organizzazioni, rappresentanti dell’industria. Famosa l’audizione, che Ted Kennedy diresse, dell’allora presidente di Nestlè, tale Helmut Maucher, che sudando cercava di arrampicarsi sugli specchi, facendo una figura barbina nel tentare di rispondere alle domande di Ted Kennedy (il tutto è filmato e credo ancora visibile in qualche documentario)*.
La commissione presieduta da Ted Kennedy concluse che vi era una specifica responsabilità dell’industria in quei milioni di morti, responsabilità legata soprattutto alle strategie e all’estensione del marketing e della pubblicità. Diede perciò vita all’idea che fosse necessario un qualche tipo di regolamentazione del marketing. L’idea fu ripresa dall’Unicef e dall’OMS, che misero in piedi il gruppo tecnico che discusse e redasse le varie bozze del Codice Internazionale. I lavori si conclusero nel 1980 e, come sapete, il Codice fu approvato il 21 maggio 1981 dall’Assemblea Mondiale della Sanità. Ma il vento politico negli USA aveva cambiato direzione: tutti i lavori preparatori, con l’appoggio di Ted Kennedy, avevano avuto luogo sotto la presidenza Carter. Al momento del voto, il 21 maggio 1981 a Ginevra, la presidenza USA era nelle mani di Ronald Reagan, che ovviamente fece astenere il suo delegato. Fu così che gli USA, assieme alla Somalia, furono gli unici due paesi a non votare il Codice, che pure aveva visto la luce, si può dire, proprio negli USA (anche se le denunce più famose dei danni causati dal latte artificiale erano uscite anni prima in Inghilterra: è del 1974 la pubblicazione di The Baby Killer, e addirittura del 1939 la denuncia della pediatra Cicely Williams; ma queste denunce non avevano dato vita all’idea di una regolamentazione del marketing).

* parte del video è visibile qui

Il Paese incivile 4 – la manipolazione dell’informazione

aprile 11th, 2009

Ho ricevuto dalla mia amica Monica questo comunicato; è anche nei commenti al post sulla storia di Kante, ma mi sembra doveroso metterlo in maggiore evidenza:

La nostra veritàyoungrita

Per chi conosce la storia dell’ Ordine Ospedaliero Fatebenefratelli, per chi conosce la storia della UOC di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Buon Consiglio di Napoli, per chi conosce la mia storia, la nostra storia di uomini e di professionisti, le notizie diffuse dai media sulla denuncia alla polizia da parte di un medico della presenza in ospedale di una puerpera straniera priva di permesso di soggiorno, una clandestina a cui sarebbe stato impedito di vedere e persino di allattare suo figlio, sono apparse subito incredibili, impossibili, palesemente false. Ma in un’epoca in cui la tecnologia della rete consente alle notizie, buone o cattive, vere o false, di fare in pochi minuti il giro del mondo, è stato inevitabile che la maggior parte delle persone, quelle che non ci conoscono, ci giudicassero e ci condannassero con tutta la forza della loro indignazione. In un momento storico politico del Paese, in cui la proverbiale disponibilità verso lo straniero e le esigenze di controllo dell’enorme flusso di immigrati che giunge sul nostro territorio sono diventate il vessillo ideologico di opposte parti politiche, la notizia, frutto marcio di una odiosa mistificazione, è subito stata utilizzata da una parte, come un piccone con cui demolire un progetto legislativo dell’altra parte. E rimbalzando da una redazione all’altra, da un comunicato ANSA ad uno subito successivo, trasportata dai blog della rete, commentata nei Tg prima locali e poi nazionali, la notizia, la odiosa bugia, ha fatto il giro del Paese. E poi governatori, sindaci, assessori, tutti personaggi la cui permanenza nei palazzi del potere suona come un oltraggio a tutti quelli che come noi, lottano ogni giorno con tutte le loro forze per trascinare questa città fuori dal pantano in cui questi personaggi l’hanno affossata, non hanno trovato di meglio da fare che manifestare tutta la loro indignazione per il barbaro episodio di cui ci siamo macchiati. Pensano forse che tuffarsi nell’onda della indignazione generale possa servire a lavare la loro immagine, anche nell’ imminenza del confronto elettorale. La dolorosa immagine di una mamma piangente separata sin dalla nascita dal proprio piccolo, impedita di nutrirlo al seno, privata di un diritto che nemmeno alle detenute viene negato, segregata solo perché clandestina, richiama in ospedale molti giornalisti che non si curano di ascoltare la nostra verità, ma frugano tra le nostre parole per cercare avidamente ulteriore carburante per infiammare la notizia. Però tra di loro c’è anche chi, tenendo fede alla propria deontologia, rovista con attenzione nei fatti, rendendosi finalmente conto che la verità è ben altra di quella che è stata raccontata a tutti. Anche se poi non ha il coraggio di raccontarla tutta.

La realtà è che la signora Kante arriva in ospedale alle 2.00 del mattino del 5 marzo, viene ricoverata, accolta ed assistita come tutte le altre donne che accedono al pronto soccorso ostetrico, senza che nessun medico le chieda i documenti; verso le 8.00 del mattino partorisce in modo del tutto naturale un bel maschietto sano. Esprime poi all’ ostetrica la sua intenzione di rendere la dichiarazione di nascita in ospedale e di voler riconoscere il piccolo da sola. La donna ha come unico documento una fotocopia di un passaporto scaduto; è in compagnia di una cuginetta, anch’essa sprovvista di documento di identità. Per permettere la iscrizione del piccolo nei registri dello stato civile e per non trasformarlo in un piccolo clandestino, viene allora richiesta da parte del delegato al servizio, come recita l’articolo 250 del Codice Civile, il riconoscimento della donna da parte degli organi di polizia. Tale riconoscimento, che richiesto il giorno 5 marzo si ha solo il 10, non comporta alcun rischio di espulsione perché la legislazione tutela la neomamma con l’attribuzione di un permesso di soggiorno temporaneo di 6 mesi, allargato anche all’eventuale padre. Come tutte le altre mamme anche Kante tiene il suo bambino con sé per tutta la giornata, lo allatta e lo coccola tutta la giornata. Nel nostro Dipartimento infatti, pratichiamo il rooming-in 24 ore, con lo scopo di favorire l’attaccamento e promuovere l’allattamento al seno. Dopo 5 giorni gli organi di polizia non hanno ancora proceduto al riconoscimento e io personalmente sollecito tale procedura, per permettere alla mamma, al papà che nel frattempo è comparso ed al bambino di tornare insieme a casa. Finalmente il giorno 10, dopo il riconoscimento, finalizzato unicamente alla possibilità di dichiarare la nascita, il piccolo viene iscritto nei registri dello stato civile italiano ed il giorno successivo, 11 marzo, la famigliola lascia l’ ospedale serena e grata dell’opera prestata. Improvvisamente poi, dopo 20 giorni, scoppia la bomba con la pubblicazione sul quotidiano La Repubblica di un articolo firmato da Conchita Sannino, in cui in un turbine di falsità veniamo accusati di tutte le nefandezze ormai note. Questa e la nostra verità, questa è la verità. Questo poi viene anche ufficialmente chiarito ed affermato da ben tre ispezione di funzionari della Regione, dell’ASL e dei servizi ispettivi del Comune. E ribadito dal portavoce del Governo nel corso di una interrogazione parlamentare.
Ci possiamo porre molte domande. A chi giova tutto questo? Perché un episodio verificatosi in un piccolo ospedale è arrivato sino al Parlamento? Perché tutta la buona sanità che quotidianamente offriamo facendo il nostro dovere deve essere seppellita dalle bugie? Le risposte sono a noi ed a tutti ovvie. Ma una sola domanda per noi resterà sempre senza risposta: perché Kante ci ha ripagato così dell’assistenza che le abbiamo prestato e dell’affetto che le abbiamo offerto?

Piero Iacobelli
Responsabile UOC Ginecologia ed Ostetricia
Ospedale Buon Consiglio – Fatebenefratelli NAPOLI

Bruna sum sed formosa – il Paese incivile 3

aprile 3rd, 2009

7954975-mdMi riferisco ovviamente al caso di Kante, una donna come me che si è trovata a partorire in un ospedale dove evidentemente ignorano anche le più elementari procedure atte a favorire il bonding tra madre e figlio, oltre che quello che genericamente si può definire “umanità”.

Perché, anche volendo trattenere una pericolosa terrorista pluriomicida – che evidentemente Kante non è -, non vedo perché il suo neonato non avrebbe potuto stare con la mamma fino al compimento degli accertamenti “necessari”.

I riferimenti che ho trovato:

Le associazioni e/o personalità che volessero, possono aderire alla campagna di MSF “Siamo medici e infermieri, non siamo spie”.

(L’immagine è tratta da un reportage sulle Madonne nere che consiglio vivamente di guardare).

Smentita?

Purtroppo non ho (pochi hanno) la possibilità di sapere se questa notizia è stata manipolata, o se invece è falsa la smentita.

Mi sembra comunque corretto riportarla:

Ha ragione Bolero…

marzo 31st, 2009

…quando dice che è impossibile stargli dietro.

Ci si potrebbe dividere gli ambiti, e questa “notizia” toccherebbe a Weissbach. Ma ne vale la pena?? Per chi?? SOB SOB SOB

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CHI HA VENDUTO LE PAROLE?

febbraio 1st, 2009

La citazione che segue, tratta dal libro che sto leggendo in questo momento, mi ha fatto pensare. A quando io stessa posso avere venduto parole, o a quando sono stata complice di questa transazione, o a quando sono stata indifferente (e quindi, ancora, complice: non attiva ma passiva).

Tutto sommato non mi sento colpevole in merito. Chi ha venduto le “mie” parole, prima me le aveva rubate. L’unico peccato che posso aver commesso è quello di non essermi appropriata di alcune parole difficili, per pigrizia o per sottovalutazione della mia capacità di comprenderle. Adesso che l’ho scritto, in effetti, è l’unico peccato, ma è bello grosso: queste parole di cui non mi sono curata sono state svendute facilmente, perché in pochi si sono battuti per rivendicarne la proprietà.

Dico questo perché ho sempre considerato le parole come oggetti, strumenti, di importanza fondamentale.

Anche il modo di metterle insieme, di costruire frasi e discorsi. Le regole del discorso (quella pallosissima grammatica che ho odiato alle medie), l’ortografia (lì e là l’accento va, qui e qua l’accento non va), e quelle incomprensibili e – quindi – inaccettabili regolette come che non si lascia l’
apostrofo in fondo alla riga prima di andare a capo o che non si comincia una frase col “ma”. Ma qual è la linea di confine tra il dare poca importanza a questi aspetti del comunicare (semantica, sintassi, ortografia e… regolette pallose) e il rendere le parole vendibili?

Ognuno si faccia la propria analisi di coscienza logica e grammaticale…

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CHI HA VENDUTO LE PAROLE?

In questo fottutissimo delirio di libero mercato possibilmente globale, si può sapere chi cazzo è stato a VENDERLE, le nostre parole?

Per carità, i compratori hanno giocato sporco e pesante, ci hanno intontiti con la propaganda, ci hanno fatto offerte rutilanti che sembrava impossibile, e soprattutto stupido, rifiutare: ma noi? Quanto ci abbiamo messo, noi, a venderle, le nostre preziose parole? [...]

Va anche detto che all’inizio, più che una cessione o una dimissione, ci era sembrato soprattutto una sorta di leasing. Parole in prestito che restavano nostre, e comunque parole da poco, più che altro piccole frasi fatte, banali, poco impegnative. Noi continuavamo a usarle, però abbiamo cominciato a trovarcele anche in altri contesti, e così hanno iniziato anche a suonarci un pochino bizzarre. Che so? Robe come “scherzi a parte”, “porta a porta”, “affari tuoi”, “fatti vostri”, “verissimo”. Poi abbiamo cominciato a renderci conto che a fare il tifo per la Nazionale di calcio si finiva per fare propaganda politica… E a quel punto abbiamo cominciato a vendere. Anche perché le prime parole che ci hanno chiesto erano talmente leggere, pesavano talmente poco, ma sì, ma vendiamole, che sarà mai? Ce le ricompriamo quando ci pare. Paroline da nulla come “buon senso”, “buon gusto”, “senso del limite”, “senso del ridicolo”, “senso della misura”, “educazione”, “conversazione”. Poi, impercettibilmente, hanno cominciato a diventare un po’ più pesanti e impegnative: “coerenza”, “decenza”, “rispetto”, “regole”, “intelligenza”, “ironia”, “satira”, “cultura”. E a quel punto abbiam venduto tutto, ma proprio tutto tutto tutto. “Diritti”, “onestà”, “libertà”, “legalità”, “fraternità”, “uguaglianza”, “democrazia”, “giustizia”, “tolleranza”, “sovranità nazionale”, “unità nazionale”, “pace”.

Se c’è chi compra, c’è chi vende.

Tratto da: Lella Costa, “ALICE – Una meraviglia di paese” in: Amleto, Alice e La Traviata, Feltrinelli 2008, pp. 88-89.

L’illustrazione è di Nicoletta Costa, da: Roberto Piumini – Nicoletta Costa, Alice nel paese delle meraviglie, Emme Edizioni 2006.

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