Grazie, Eriadan

dicembre 25th, 2009

Il resto della vignetta è qui.

A proposito: Buon Natale!

13 dicembre

dicembre 13th, 2009

1984-85senale

Ragazzi miei, rimango qui ancora un poco
poi me ne andrò e allora voi mi cercherete
ma non vi lascerò.
Sarà con voi Qualcuno che vi saprà consolare
lui vi guiderà alla Verità.
Ed ecco che or vi do il mio comandamento:
Amatevi così come ho amato voi.
Se vi amerete io resto ancora
come una volta in mezzo a voi.

Perché si turba il vostro cuore? non siate tristi.
Credete a me: è meglio che io me ne vada
ma ritornerò.
Ed ecco che or io vi do il mio comandamento:
Amatevi così come ho amato voi.
Nel mondo avrete solo dolore
ma non temete, ritornerò.

Buon compleanno, don!

Ma quanti sono?

ottobre 7th, 2009

Ops, è vero, a una signora non si chiede l’età.

Dedicato a una bella ragazza che comunque non li dimostra:

Buon compleanno, la mia piazza ti aspetta sempre quando ci sarà l’occasione.

Smack, Anna

1° maggio

maggio 1st, 2009


Che poi, è vero che Vasco è antieducativo e mica da stare allegri se un figlio lo idolatra. Però non sbaglia una canzone. Cioè, io continuo a chiedermi… come fa a scrivere canzoni così belle. Forse proprio perché è così antieducativo. Che poi, la vita mica è tanto educativa neppure lei. Insomma, Vasco è un grande.

Buon 1° maggio
da una maestra fannullona, dalla sua nicchia di spreco…

Buona Pasqua

aprile 11th, 2009

La segnalazione di questo “bus slogan generator” mi ha fatto pensare a quale sia, hic et nunc, il mio messaggio pasquale. So che può sembrare poco… pasquale, appunto. Ma è inutile parlare di pace, di amore, di resurrezione, se poi alla fine aspettiamo sempre che siano gli altri ad esserne portatori, o che facciano il primo passo.

bus

BUON COMPLEANNO!

marzo 4th, 2009

Ti amo.

Il lupo perde il pelo, ma per fortuna non il vizio :-)

Anna

Ho ricevuto una valentina!

febbraio 15th, 2009

sierpinski_valentine

Credo sia un invito a infrattarsi.

Buon S.Valentino anche a te, amore mio!

7 anni

febbraio 6th, 2009

7 anni fa a quest’ora stavo iniziando a spingere.

Dicono che il parto (il dolore del parto) si dimentica, ma forse quelle che lo dimenticano è perché non hanno mica sofferto tanto. Io, beh… la valutazione è molto soggettiva, però me lo ricordo ancora abbastanza bene.

Una delle cose buffe della mia assoluta impreparazione (al corso pre-parto devo aver filtrato le informazioni in modo da preoccuparmi il meno possibile…) è che avevo masterizzato 2 CD due con musica da ascoltare durante il travaglio. Franci potrà confermare che se nell’atrio del reparto ci fosse stato anche il Boss con la E-Street Band al completo, le mie urla avrebbero sovrastato anche lui.

In quei CD avevo messo canzoni che mi piacciono – ovvio – ma anche che io immaginavo di dedicare a mio figlio che ancora non stringevo tra le braccia. Sono stata molto indecisa su quale dedicargli oggi. Ci sono due secondi a pari merito: Every Breath You Take e I Don’t Wanna Miss a Thing, e la prescelta è questa:

BUON COMPLEANNO AMORE MIO!

(Seguiranno foto e commenti del protagonista, prometto)

BUON COMPLEANNO!!

gennaio 14th, 2009

Ti telefono stasera. Un abbraccione e un bacione Barbarella!!

Risolvere problemi

gennaio 5th, 2009

Non voglio scrivere un post filosofico-teleologico sui problemi della vita.

Qualche sera fa parlavamo in famiglia del metodo educativo scout, dell’importanza della vita al campo priva di comodità nel contesto di un setting educativo in cui a questo “sapersela cavare” viene dato un senso che non è fine a se stesso.

metodo_ombre

Mi ricordo le tante attività in cui ci venivano posti tutta una serie di “problemi” per risolvere i quali avevamo come risorse delle conoscenze tecniche specifiche (dalla topografia all’arte di fare nodi alla misurazione con le spanne o i passi alla comunicazione a distanza usando il Morse con una pila…).
Ma la cosa più importante era usare la testa.

Mi ricordo che quando ero capo (educatrice) dei ragazzi di 11-16 anni facemmo una caccia al tesoro e che una delle prove era misurare la lunghezza di un tavolo. Ovviamente i ragazzi non avevano a disposizione righelli o metri, e noi davamo per scontato che avrebbero usato le spanne (ognuno dovrebbe sapere quanto misura la propria spanna).
F., che ora è un giovane brillante psichiatra, arrivò subito con una risposta precisa al millimetro.
Nell’aprire il suo quaderno per verificare quanti cm. misurasse la sua spanna, aveva avuto l’idea di misurare il tavolo con un foglio del quaderno, a quadretti di 5mm.
Gli altri ragazzi provarono a far squalificare il suo risultato, ma non era stato raggiunto in modo sleale, non era stata infranta alcuna regola, e tutti avevano gli stessi strumenti che aveva F., solo che nessuno aveva avuto la sua idea… quindi lui vinse la prova. Fu una prova anche per me come educatrice, perché stabilire se davvero non era stata infranta alcuna regola del gioco mi richiese una certa elasticità mentale (che prima di fare un figlio non avevo come adesso).

Nel libro che sto leggendo ora è riportata questa storia:

Un po’ di tempo fa, mi capitò di ricevere una telefonata da un collega che mi chiedeva se potevo fare da giudice per quanto riguardava una domanda d’esame. Il problema consisteva nel fatto che il mio collega era intenzionato a dare zero a uno studente per una risposta a una domanda di fisica, mentre lo studente reclamava di meritare un buon voto. Il docente e l’allievo decisero di sottoporre la questione a un arbitro imparziale e scelsero proprio me.
Andai nello studio del mio collega e lessi la domanda d’esame: «Descrivete come è possibile misurare l’altezza di un alto edificio servendosi di un barometro». La risposta dello studente fu: «Si trasporti il barometro sulla sommità dell’edificio, lo si attacchi a un’estremità di una lunga corda, lo si cali giù fino a quando tocchi il suolo, quindi lo si ritiri su misurando la lunghezza della corda. la lunghezza della corda è uguale all’altezza dell’edificio». Questa è indubbiamente una risposta molto interessante, ma è sufficiente per la promozione? Io feci osservare che lo studente poteva a buon diritto essere promosso, poiché aveva risposto alla domanda esaurientemente e correttamente. D’altra parte la promozione gli sarebbe servita per conseguire con un buon punteggio il diploma del corso di fisica: il diploma dovrebbe certificare una buona conoscenza della fisica, ma la risposta data non sembrava sufficiente a provare questa conoscenza. Suggerii, perciò, di dare allo studente un’altra opportunità. Non fui sorpreso dal fatto che il mio collega aderisse a questa proposta, ma mi sorprese il fatto che vi aderisse lo studente.

Secondo l’accordo, diedi allo studente sei minuti per rispondere, con l’avvertimento che la risposta doveva dimostrare qualche conoscenza di fisica. Siccome alla fine dei sei minuti non aveva ancora dato risposte, chiesi allo studente se voleva ritirarsi, ma egli mi rispose che non intendeva affatto e che, avendo in mente molte risposte, stava ancora pensando alla migliore. Mi scusai per l’interruzione e, nel minuto seguente, lo studente disse: «Si porti il barometro sulla sommità dell’edificio e lo si adagi sul bordo del tetto. Lo si faccia cadere sulla strada registrando con un cronometro il tempo di caduta. Quindi, usando la nota formula dei moti uniformemente accelerati con accelerazione g=9.8m/sec2, si calcoli l’altezza dell’edificio».

A questo punto, chiesi al collega se era soddisfatto. Mi rispose di sì e lo studente fu promosso. Nell’uscire mi ricordai che lo studente aveva detto che aveva altre risposte. Gli chiesi quali fossero.

Disse: «Ci sono molti modi… Per esempio, in un giorno di sole, si può portare il barometro all’aperto e misurare la lunghezza della sua ombra e quella dell’ombra dell’edificio; conoscendo l’altezza del barometro, si determina quella dell’edificio con una semplice proporzione». «Bene!» dissi. «Conosce altri modi?» «Certo», rispose «uno di questi le piacerà: salga le scale con il barometro e, salendo, riporti sul muro delle tacche corrispondenti alla lunghezza del barometro. Conti poi le tacche: otterrà l’altezza dell’edificio in unità di lunghezza del barometro. Oppure: leghi il barometro all’estremità di una corda e, usandolo come pendolo, misuri g (l’accelerazione di gravità) al livello della strada e sul tetto. È un po’ sofisticato, ma dalla differenza dei valori di g si può ottenere l’altezza dell’edificio, almeno in linea di principio. Se poi si vuole tentare una soluzione non fisica, basta che porti il barometro al Sovrintendente al Catasto degli Immobili e gli chieda se, in cambio del barometro, le dice l’altezza dell’edificio». A questo punto, chiesi allo studente se veramente non conosceva la risposta che più riguardava la specificità del barometro. Naturalmente la conosceva, ma disse che era stufo di quel professore, che pretendeva di insegnare a essere critici e riflessivi invece di spiegare i significati di ciò che studiavano. Sicché aveva deciso di burlarsi di lui.

Chi mi conosce sa che io non avrei avuto tutte quelle soluzioni, però avrei almeno tentato con la proporzione tra le ombre e, in caso di pioggia, per la misurazione col numero di barometri.

Dedico questo post al mio amico Paolo, fisico e persona che sa usare bene la testa, altrettanto bene che il suo cuore. Buon compleanno, Pablito!

Mappa MondoNuovo
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