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East at Easter


East at Easter – Simple Minds 1984

Avete rotto!

Rovistando nel casino del mio WordPress ho trovato una bozza di articolo del 3 marzo 2013.

“Se al posto di Bersani ci fosse stato Renzi avrei votato M5S anch’io!”

Be’, votare per il M5S non ancora; però, ecco, appunto.

Scala Mercalli – nota a margine

Scopro ora che su RAI.it è presente una pagina sitografica per l’approfondimento degli argomenti trattati nella trasmissione di Luca Mercalli.

Quella principale si chiama “Per saperne di più” ed è qui, con i link alle voci specifiche.

Un assaggio della prima pagina:

Prima puntata

Il clima, il meteo e i limiti dello sviluppo

Storia della Meteorologia e degli strumenti di misura

Fin dai tempi antichi l’atmosfera ha affascinato l’umanità, ma solo con le rivoluzioni scientifiche del Seicento e del Settecento la meteorologia è divenuta una scienza vera e propria, fino alla nascita delle previsioni numeriche del tempo (basate sulle equazioni della fisica) a metà del Novecento.

Rassegna cronologica dello sviluppo della meteorologia nei secoli
http://en.wikipedia.org/wiki/Timeline_of_meteorology

Meteo, clima e riscaldamento globale in Australia

Bureau of Meteorology www.bom.gov.au
Australian Meteorologial and Oceanographycal Society www.amos.org.au
Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation www.csiro.au

Gli osservatori storici: sentinelle del clima passato e presente

I primi osservatori meteorologici sono nati in Inghilterra nel 1659 (serie della Central England Temperature: http://www.metoffice.gov.uk/hadobs/hadcet/ ) e si sono diffusi in altre città europee e italiane nel Settecento.

L’osservatorio centrale della Società Meteorologica Italiana, a Moncalieri (Torino), fu fondato nel 1865 ed è ancora attivo (http://www.nimbus.it/moncalieri/moncalieri.asp ).

Torino 1753, una delle più lunghe serie meteorologiche d’Italia

http://www.nimbus.it/meteoshop/VediLibro.asp?IdArticolo=574&IdPag=2

Il clima di Modena dal 1830
http://www.nimbus.it/meteoshop/VediLibro.asp?IdArticolo=559&IdPag=2

Osservatori meteorologici in Italia e nel mondo
http://www.nimbus.it/moncalieri/altriosservatori.htm

 


L’osservatorio del Jungfraujoch, a 3480 m nelle Alpi svizzere (foto Chiara Uglietti)

Al Jungfraujoch (3580 m, Svizzera) si trova uno dei più importanti osservatori delle Alpi per le ricerche su meteorologia e chimica dell’atmosfera http://www.ifjungo.ch/jungfraujoch/

Le serie climatiche globali: sempre più caldo

Dalla seconda metà dell’Ottocento le misure meteorologiche si sono diffuse in tutti i continenti, e oggi sono 4 i centri di ricerca internazionali che aggiornano le rispettive serie di temperatura media globale, con scostamenti tra loro molto lievi dovuti a differenti metodi di calcolo: tutte indicano che l’atmosfera terrestre si sta rapidamente riscaldando (circa +0,8 °C nell’ultimo secolo).

NOAA-NCDC http://www.ncdc.noaa.gov/cag/time-series/global

NASA-GISS http://data.giss.nasa.gov/gistemp/

Climate Research Unit – Univ. East Anglia (UK): http://www.cru.uea.ac.uk/cru/data/temperature/

Japan Meteorological Agency http://ds.data.jma.go.jp/tcc/tcc/products/gwp/temp/ann_wld.html

In Italia è il CNR-ISAC (Istituto di Scienze per l’Atmosfera e il Clima) a monitorare l’andamento climatico http://www.isac.cnr.it/~climstor/index.html

L’impronta dell’uomo sul clima: i gas serra

Da oltre due secoli l’uomo brucia crescenti ed enormi quantità di combustibili fossili (petrolio, gas e carbone) rilasciando biossido di carbonio e altri gas serra che alimentano il riscaldamento atmosferico.

Concentrazione di CO2 al Monte Mauna Loa (Hawaii) dal 1958 http://www.esrl.noaa.gov/gmd/ccgg/trends/

CO2 a 400 ppm, mai così elevata in 3 milioni di anni http://www.nimbus.it/effettoserra/2013/130507CO2400ppm.htm

Emissioni di gas serra in Europa
http://www.eea.europa.eu/data-and-maps/data/data-viewers/greenhouse-gases-viewer

Come è cambiato il clima? Cosa fare? Il 5° rapporto IPCC

– Le basi scientifiche www.nimbus.it/effettoserra/2013/130927rapportoIPCC.htm

– Impatto, adattamenti, vulnerabilità www.nimbus.it/effettoserra/2014/140409rapportoIPCC.htm

– Mitigazione: www.nimbus.it/effettoserra/2014/140415rapportoIPCC.htm

– Un efficacissimo strumento informativo: voci di esperti, grafica, schede e video per scoprire tutto quello che c’è da sapere sul Quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici dell’IPCC, a cura del CMCC http://www.clima2014.it/

IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change www.ipcc.ch

La convenzione-quadro ONU sui cambiamenti climatici http://unfccc.int

Aggiornamenti mensili clima globale http://www.ncdc.noaa.gov/sotc/global

“Cruscotto” indicatori climatici NASA http://climate.nasa.gov/

I limiti dello sviluppo (o i limiti della crescita)

Per conoscere l’eccezionale personalità di Aurelio Peccei, utilissima la sua autobiografia, La qualità umana  http://www.castelvecchieditore.com/la-qualita-umana/

Il rapporto “I limiti dello sviluppo” aggiornato al 2006, da leggere prima di criticarlo
http://www.ibs.it/code/9788804559016/meadows-donella-meadows-dennis/nuovi-limiti-dello-sviluppo.html

La storia dei protagonisti del rapporto “I limiti dello sviluppo” raccontata nel pluripremiato documentario “Ultima chiamatahttp://www.lastcallthefilm.org/it

Il collasso globale è imminente? Uno studio del Melbourne Sustainable Society Institute (MSSI) attualizza e conferma i risultati dei Limiti dello sviluppo: Graham Turner (2014) – Università di Melbourne – Is global collapse imminent?
http://sustainable.unimelb.edu.au/sites/default/files/docs/MSSI-ResearchPaper-4_Turner_2014.pdf

http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/sep/02/limits-to-growth-was-right-new-research-shows-were-nearing-collapse?CMP=fb_gu

Altre pubblicazioni del MSSI sulla sostenibilità
http://www.sustainable.unimelb.edu.au/publications

Limiti dello sviluppo: ma davvero era possibile che andasse diversamente? di Jacopo Simonetta
http://ugobardi.blogspot.it/2014/09/limiti-dello-sviluppo-ma-davvero-era.html

Il Dirupo di Seneca, perchè il declino è più rapido della crescita, di Ugo Bardi
http://ugobardi.blogspot.it/2011/09/effetto-seneca-perche-il-declino-e-piu.html

La questione mineraria: come energia e tecnologia determineranno il futuro dell’estrazione mineraria, di Ugo Bardi
http://ugobardi.blogspot.it/2014/02/la-questione-minerale-come-energia-e.html

Il libro “La Terra svuotata”, di Ugo Bardi
http://www.ibs.it/code/9788864730677/bardi-ugo/terra-svuotata-il-futuro.html

La miniera di rame di Chuquicamata, Cile
http://en.wikipedia.org/wiki/Chuquicamata

http://www.codelco.com/prontus_codelco/site/edic/base/port/chuquicamata.html

Chuquicamata  nel Canto General di Pablo Neruda
http://it.wikipedia.org/wiki/Canto_General

Esaurimento giacimenti di fosfati di Nauru
http://en.wikipedia.org/wiki/Phosphate_mining_in_Nauru

http://en.wikipedia.org/wiki/Nauru

Il picco del fosforo visto dai chimici
https://ilblogdellasci.wordpress.com/2014/11/12/il-picco-del-fosforo-di-che-si-tratta/

https://ilblogdellasci.wordpress.com/2014/11/24/il-picco-del-fosforo-di-che-si-tratta-2-parte/

Il libro “Prosperità senza crescita”, di Tim Jackson
http://www.edizioniambiente.it/libri/572/prosperita-senza-crescita/

Il movimento Transitions Towns
https://www.transitionnetwork.org/

TTB – Brixton (Londra) in transizione
http://www.transitiontownbrixton.org/

Le città in transizione in Italia: Monteveglio
https://transitionitalia.wordpress.com/

http://it.wikipedia.org/wiki/Citt%C3%A0_di_transizione

Cloughjordan: in Irlanda un villaggio modello per la sostenibilità
http://www.footprintnetwork.org/en/index.php/GFN/blog/cloughjordan_ecovillage_leads_the_way_toward_sustainable_living_in_ireland

www.thevillage.ie/our-community/

Niente che valga il cuoio

Superstizione e artigianato

Poiché l’argomento è risultato cosi molesto agli scienziati non ci si poteva aspettare che i nostri antenati lo affrontassero in maniera molto logica, e difatti nessun argomento tecnico è mai stato cosi profondamente infestato da superstizioni. Si potrebbe, e forse si dovrebbe, scrivere un libro lungo e per lo più raccapricciante, sulle superstizioni connesse con la lavorazione e con la fabbricazione dei materiali. Nell’antica Babilonia la lavorazione del vetro richiedeva l’uso di embrioni umani; delle spade giapponesi si diceva che fossero state temprate immergendole, ancora roventi, nel corpo di prigionieri vivi. Erano comuni i casi di seppellimento di vittime nelle fondamenta di edifici e ponti: ai tempi dei Romani si ricorreva invece a una bambola. Tutto ciò non si discorda troppo da molti aspetti dell’antropologia primitiva, e sembra che si basasse sull’idea che la nuova struttura dovesse avere una vita propria.

Recentemente siamo diventati meno crudeli, ma forse non molto meno superstiziosi. In ogni modo alcuni tratti di irrazionalità riguardo ai materiali persistono ancora in tutti noi. Per esempio, la questione dei materiali nuovi contro quelli vecchi, e di quelli naturali contro quelli sintetici è affrontata da molta gente con un calore emotivo che è raramente basato su conoscenze reali o su prove sperimentali. Questi pregiudizi sono più forti nei campi non strutturali dove non c’è “niente che valga la lana” oppure “niente che valga il cuoio”, ma sotto diffusi anche nel settore delle costruzioni.

Tutti questi atteggiamenti sono in realtà riconducibili all’idea di un certo vitalismo dei materiali, una vis viva da cui dipende l’attendibilità della sostanza; un operaio vi dirà che la tal cosa si è rotta perché “l’anima ne è uscita fuori”. Durante l’ultima guerra mi occupavo dei rifornimenti di bambù per costruire aquiloni per sbarramenti antiaerei. Un importatore di bambù mi disse che aveva difficoltà a tenere in magazzino le lunghezze di cui avevamo bisogno, perché, visto che bisognava tenerle orizzontali, occupavano tantissimo spazio. Gli chiesi perché non le immagazzinava verticalmente. “Se lo facessi – egli mi rispose – l’anima scapperebbe fuori dalle estremità”.

In passato, beninteso, l’istinto e l’esperienza erano l’unica guida nella scelta dei materiali e nella progettazione di strutture e di utensili. Gli artigiani erano talvolta abbastanza bravi, ma sarebbe sbagliato esagerare le virtù dell’indirizzo tradizionale; l’oggetto finito può avere anche un aspetto splendido, ma la progettazione strutturale è spesso mediocre e talvolta pessima. Le ruote spesso si staccavano dalle carrozze perché i carrozzieri non erano capaci di montarle come si doveva. Analogamente, lungo le vie marittime, le navi di legno hanno sempre fatto acqua, senza necessità, perché i maestri d’ascia non capivano la natura di uno sforzo di taglio e molti di essi, mi dispiace dirlo, non la capiscono ancora.

Tale digressione sugli aspetti prescientifici dell’argomento potrebbe sembrare fuori posto in un libro dedicato alla moderna scienza dei materiali, ma quest’ultima, come la scienza medica, ha dovuto farsi strada lottando continuamente contro molte usanze tradizionali e leggende sciocche. Non prendere in considerazione il pozzo di anti-scienza da cui la scienza dei materiali ha dovuto emergere non sarebbe realistico.

James Edward Gordon – Strutture – Mondadori EST

Una scuola nelle mani di Dio

Ho pensato che questa cosa della aumentata autorità dei dirigenti scolastici fosse una specie di follia, di vago sapore retrò (se qualcuno vuole usare un altro termine, faccia).

Forse gli strumenti di democrazia e partecipazione nella scuola hanno fallito, forse serve una maggiore libertà di azione, ma resta il fatto che non c’è garanzia che un preside abbia le capacità di decidere al meglio su tutto, anche nel caso più ottimistico.

Però ho pensato anche: la Chiesa Cattolica non è mica una democrazia. I cristiani non si lamentano praticamente mai dei vescovi. O almeno, del loro vescovo. Sotto la direzione dei vescovi tutto va che è una bellezza.

Perché i vescovi hanno dalla loro lo Spirito Santo. I presidi no.

La soluzione finale è affidare la scuola ai vescovi.

Così risolviamo una volta per tutte anche l’altra questione.

Un uomo in fuga?

Ciao amici, mi tolgo da Facebook. È stato divertente e a volte anche utile, ma considero inaccettabili le sue condizioni. Forse è già troppo tardi, ma mi levo questa soddisfazione. Ci vediamo in altri posti e su altri canali. Grazie di tutto.

Pubblica ignoranza

Preciso che non sto accusando di ignoranza né i vertici Toyota né chi ha scritto l’articolo. L’ignoranza è quella dei lettori: con un minimo in più di cultura scientifica diffusa, dopo poco tempo e pochi passi falsi certe cose non si potrebbero più scrivere. I pressappochismi si estinguerebbero darwinianamente. E invece li scrivono, e la gente li legge, senza ribellarsi.

“E, oggi, questo obiettivo è diventato una realtà. Il nostro veicolo a celle a combustibile si muove grazie all’idrogeno, che virtualmente può essere prodotto da qualunque sostanza, anche dai rifiuti!”

L’energia, signori miei, la conservazione dell’energia! Non si può cavar sangue dalle rape.

Credo che la vecchia battuta di C. P. Snow sui principi della termodinamica sia sempre valida. L’incapacità diffusa di comprendere l’energia e i principi che ne regolano le trasformazioni è e sarà uno dei problemi più drammatici dell’umanità.

Che Dio ci aiuti.

***   ***

Appendice – Riporto il passaggio di Snow anche qui:

A good many times I have been present at gatherings of people who, by the standards of the traditional culture, are thought highly educated and who have with considerable gusto been expressing their incredulity at the illiteracy of scientists. Once or twice I have been provoked and have asked the company how many of them could describe the Second Law of Thermodynamics. The response was cold: it was also negative. Yet I was asking something which is about the scientific equivalent of: ‘Have you read a work of Shakespeare’s?’
I now believe that if I had asked an even simpler question – such as, What do you mean by mass, or acceleration, which is the scientific equivalent of saying, ‘Can you read?’ – not more than one in ten of the highly educated would have felt that I was speaking the same language. So the great edifice of modern physics goes up, and the majority of the cleverest people in the western world have about as much insight into it as their Neolithic ancestors would have had.

Topocane

Quando Marchionne annunciò che avrebbe eliminato la Croma pensai che stesse per abbandonare il segmento e mi chiedevo perché.

Adesso vedo in giro delle 500 grosse come delle Croma e che costano come delle Croma.

Ed è definitivamente accertato che non capisco un cazzo di marketing.

Bello. E vero. Per me.

Le vere necessità del paese

Sono tante. Ma mettiamo lo sviluppo della banda larga tra quelle prioritarie.