Piccole debolezze di grandi uomini – 2

Non ho capito se l’accanimento di Stephen Hawkings sulla necessità di pianificare la colonizzazione dello spazio sia davvero suo o venga semplicemente dalla ripetizione stanca, da parte dei media, dei margini più pittoreschi del suo pensiero.

Sì, perché Hawkings da tempo ribadisce l’urgenza della prevenzione: il nostro pianeta va protetto, perché è la nostra unica casa e lo stiamo logorando.

L’idea di poter “scappare” da qui è dannosa, perché illude e distrae da quanto si può e si deve fare ora.

A parte la mancanza, per ora e per molto tempo, di destinazioni plausibili, il problema principale è che mandare fuori orbita cose e persone costa un diluvio di energia. Fare discorsi in merito vuol dire esercitarsi in parodie, ma occhio alla legge di Poe: le gente poi ci crede.

Dovesse diventare tecnicamente possibile, sarebbe irrealizzabile se non per una sparutissima minoranza.

Mi meraviglio di sentire persone di cultura scientifica che ci credono (ce ne sono).

Altre piccole debolezze…  ;-)

Ogni tanto capita di pestarne una

“È morto il miliardario sbagliato”

Daniele Luttazzi, in occasione della scomparsa di Gianni Agnelli.

Chi mi conosce sa che tra figli, lavoro e fastidi di salute non mi resta molto tempo per scrivere. Chi non mi conosce ma è capitato qui, può presumerlo dall’esiguità degli ultimi interventi.

Ci tenevo però a dire due cose sull’affaire Debora Billi; o meglio, qualcosa su di me.

Conosco Debora da parecchi anni, anche se ci siamo incontrati di persona solo due volte. L’ho sempre giudicata un po’ impulsiva, ma devo dire che spesso questa si rivelava una caratteristica di valore: nel giro collegiale di ASPO i suoi spunti servivano di stimolo alla riflessione.

Raramente le sue provocazioni erano di carattere negativo.

Se c’era un aspetto su cui non mi trovavo d’accordo con lei – e abbiamo avuto modo di esplicitarlo – era un suo luddismo che emergeva qua e là, tra l’altro neanche troppo argomentato.

Bene: io penso che Debora abbia fatto un grosso errore. Professionale: mi rifiuto di credere che si augurasse davvero la morte di qualcuno.

Ma credo pure che si debba capire l’atmosfera in cui viviamo. E riconoscere la responsabilità di Grillo nell’aver creato un ambiente e una subcultura in cui è più facile che certi incidenti succedano.

Beninteso: non da zero, ma nella palude di un paese in cui l’insulto e il linciaggio mediatico erano già pratica comune presso quelli che di Grillo e del M5S sono avversari e che ora, in modo sicuramente prevedibile e non del tutto illegittimo, vanno maramaldeggiando.

Ripeto: la responsabilità personale di Debora resta pienamente sua.

Ma quando sento tanti dire “A me non succederebbe mai”, metto mano alla pistola. Soprattutto se non si tratta di professionisti della comunicazione.

A me forse, nelle situazioni “propizie”, di scrivere qualche cazzata potrebbe capitare. È anche per questo che detesto i social, sebbene ogni tanto ci sguazzi.

(continua)

L’ennesima della SIAE

Domanda: a cosa serve la SIAE, nel 2014? O meglio, a cosa potrebbe ancora servire, anche lavorando bene? E… lavorando male?

La tassa sul telefonino è passata: firma per chiedere di annullarla

23 giugno 2014

La tassa sul telefonino è passata: firma per chiedere di annullarla

Il ministro Franceschini ha firmato il decreto che aumenta fino a 4 euro il prezzo di smartphone e tablet per fare un piacere alla Siae. Altroconsumo ricorrerà al Tar per fermare questa tassa ingiusta. Dallo studio voluto dallo stesso ministero emerge che solo 13 consumatori su 100 usano dispositivi tecnologici per archiviare copie private. Firma per sostenerci in questa battaglia.

Visto anche da Quintarelli.

“Semplificazioni ambientali” e “collaborazione amichevole”

Prendo pari pari dal loro sito:

27 febbraio 2012 — Le associazioni che promuovono la Campagna per la difesa del Latte Materno dai contaminanti ambientali esprimono la più viva preoccupazione riguardo il Decreto Legge n°5 del 9 febbraio 2012, emanato dall’attuale Governo nell’ambito delle “semplificazioni”.

All’articolo 14 intitolato “semplificazioni ambientali” si legge, infatti, che i controlli ambientali devono recare “il minore intralcio” possibile alle imprese e che — addirittura — i controllori devono adeguarsi al principio di “collaborazione amichevole con i soggetti controllati al fine di prevenire rischi e situazioni di irregolarità”.

Riteniamo che i controlli siano controlli e non sia in alcun modo auspicabile alcuna “collaborazione amichevole” tra controllori e controllati.

LEGGI TUTTO

Ignoranza economica?

Nel servizio del TG1-online “Bimbo quanto mi costi!” troviamo una interessante versione della legge della domanda e dell’offerta:

Ma perché in Italia il latte materno costa di più? “Perché in Italia si allatta al seno maggiormente che in altri Paesi e quindi c’è meno richiesta”, la risposta di Mele. Insomma, la legge della domanda e dell’offerta: se per un prodotto c’è meno richiesta, allora costa di più.

Io non voglio arrivare a dire che Mele stia velatamente insinuando che la colpa dei prezzi alti è delle mamme che allattano al seno.

Ma non voglio nemmeno scomodare Phastidio per trovare una risposta alla domanda:

è ignoranza economica di uno, o sfruttamento di quella di molti?

Io partirei da un indizio: la frase “in Italia si allatta al seno maggiormente che in altri Paesi” è sospetta, perché non rappresenta nulla; potrebbe trattarsi dei soli tre paesi al mondo in cui si allatta meno che da noi, o altri nei quali comunque il latte in formula costa di più. Inoltre, qualche mia conoscenza sta già verificando i prezzi nei paesi in cui si allatta più che in Italia.

ANDIAMO A VOTARE (e non solo il 12 giugno)

Chi mi conosce sa che da anni sono di questo avviso, indipendentemente dal merito della consultazione. Anche a costo di annullare la scheda.

Sono stanco di vedere gente che decide per noi cosa “avremmo voluto dire”.

Non si possono chiudere improvvisamente 440 impianti che…

“Non si possono chiudere improvvisamente 440 impianti che…”

Si tratta di un falso dilemma.
Uno dei punti davvero deboli del nucleare è che le centrali vanno gestite anche (per non dire soprattutto) dopo lo spegnimento. È ovvio che conviene migliorare gli standard di sicurezza da subito, ma contemporaneamente cavare quanto più si può e resta dagli impianti esistenti e in costruzione.

Senza offesa, l’alternativa “Tiriamo diritto” vs “Spegniamo tutto subito” suona un po’ ricatto e un po’ straw man argument. Così come il tema delle emissioni di GHG.

Le politiche energetiche vanno valutate soprattutto in termini di costo-opportunità.
Il nucleare è in competizione o sinergia con le rinnovabili? I soldi che si spenderanno su una tecnologia saranno davvero sottratti alle altre?
A mio avviso non dovrebbe essere così, l’energia è un punto essenziale delle politiche future e dobbiamo investirci davvero (se pensate che un punto di aliquota di tasse sia tanto, allora siete molto più ottimisti di me) e su tutti i fronti.

Certo, col decreto rinnovabili il governo ha dimostrato come la pensa. Se per salvare il nucleare dobbiamo per forza affossare le rinnovabili, io ho deciso con chi stare.