Storie dalla sala macchine #8

Un cliente mi chiama e mi dice “Non carico più niente!”.

L’amico tentava disperatamente di caricare degli assiemi 3D, ma SolidWorks continuava a non trovare i file là dove avrebbero dovuto essere.

Ora, è possibile configurare SolidWorks in modo da fargli trovare rapidamente i file di gruppi e parti anche dopo che sono stati spostati; tuttavia il problema non si porrebbe se:

  • [caso migliore] si disponesse di un PDM, oppure:
  • si usassero gli strumenti giusti per spostare i file, oppure:
  • si tenessero le manine a posto quando la necessità di spostare la roba – veramente – non ci sarebbe.

Ma no… loro avevano “messo in ordine” i componenti spostando tutti i file in nuove cartelle classificate e divise per blocchi di codici consecutivi.

Ma magari chiedere prima?

Per i profani: SolidWorks, Pro/E, Inventor e quasi tutti i CAD per la meccanica usano un sistema di “montaggio” dei file che somiglia un po’ a un organigramma, un po’ ai riferimenti dei file nelle pagine web. Se cambi i percorsi dopo aver creato le strutture, ti tocca cambiare i riferimenti e a volte (soprattutto se non conosci bene lo strumento) può andare dal tedioso all’arduo.

Riorganizzare tutto un archivio in quel modo è un po’ come andare in una concessionaria di automobili, smontarle tutte, mettere le ruote in un cassone, le bielle in un altro, i sedili in un altro ancora, etc. e sperare che le auto si mettano ancora in moto.

Persistenza – 2

led-cfl-e27

Nell’immagine, una lampadina E27 a led.

Mi richiama alla memoria questo post.

Anche qui la forma richiama l’oggetto di generazione passata senza rivestire la funzione originale.

Qui addirittura siamo al retrofit del retrofit.

Una lampadina a LED che ricalca la forma di una CFL (fluorescente compatta), basata a sua volta sullo standard della lampadina a incandescenza con attacco Edison 27mm.

C’è da dire che non è nemmeno assurda, come distribuzione della luce.

Superfetazione dei dati

Sono stato per qualche giornata in un’azienda di illuminotecnica, abbiamo eseguito parecchi calcoli di dissipazione termica. Anche con una feroce gestione delle cartelle (alias cancella quasi tutto alla fine del dì) abbiamo “fatto su” 1 GB di dati al giorno.

Sono un grande inquinatore, ogni anno riempirei un nuovo hard disc da mezzo tera con tutti i dati che produco o faccio produrre.

Tanto costa poco…

Persistenza

finestrino-cabinovia

Nell’immagine, la maniglia di chiusura di un finestrino di cabinovia (Buffaure, Val di Fassa).

Si nota chiaramente dalla forma che la versione originale della maniglia, in due pezzi, era ricavata da profilati di alluminio. In seguito le parti sono state sostituite con pezzi stampati a iniezione, con tutta probabilità in poliammide rinforzata.

Il calco del vecchio disegno con una nuova tecnologia di produzione può avere molte ragioni, prime fra tutte la compatibilità (di funzione, di montaggio e di processo), ma anche i vincoli di fornitura, o semplicemente la mancanza di tempo e/o fantasia.

In ogni caso, qui mi ha colpito il pedissequo rispetto di certi dettagli.

La parte essenziale è la cornice

Scriveva Frank Zappa* che la parte più importante di un’opera d’arte è la cornice. C’è da dire che arrivava buon ultimo, nell’arte del ‘900, a farlo notare. Non si tratta solo di una provocazione, ma di una questione di sostanza. È un punto chiave della filosofia dell’arte, ma vi risparmio qui gli approfondimenti: mi limito a rilevare che in campo scientifico e tecnologico questa osservazione è ugualmente rilevante, se non di più.
Comunque non voglio abusare della metafora e passo a occuparmi di simulazione.
Frank Zappa - The Frame
Ogni volta che noi progettisti facciamo due conti – di qualunque tipo: dalle formule più semplici dei prontuari fino alle analisi da milioni di DOF – usiamo dei MODELLI. Questi modelli sono SEMPRE delle approssimazioni; è una realtà che confido sia ben presente nei nostri pensieri, ma è bene ricordarla spesso.
Il punto è: per quali ragioni un modello è approssimato? Quali sono i punti deboli da controllare quando si valida un modello?
Ecco, io credo che in queste considerazioni ci scordiamo spesso della cornice. È abbastanza facile ricordarsi dei difetti INTERNI al modello; più difficile è vedere la cornice.
Quando si crea (o si usa) un modello per studiare un sistema, se ne devono definire prima di tutto i confini. In verità, il primo e più determinante atto fondativo di qualunque modellistica è la divisione del mondo in due parti: ciò che è dentro al sistema e ciò che ne sta fuori.
Il secondo sottoinsieme ha un nome ben noto, se non famigerato: AMBIENTE.
(continua)
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Niente che valga il cuoio

Superstizione e artigianato

Poiché l’argomento è risultato cosi molesto agli scienziati non ci si poteva aspettare che i nostri antenati lo affrontassero in maniera molto logica, e difatti nessun argomento tecnico è mai stato cosi profondamente infestato da superstizioni. Si potrebbe, e forse si dovrebbe, scrivere un libro lungo e per lo più raccapricciante, sulle superstizioni connesse con la lavorazione e con la fabbricazione dei materiali. Nell’antica Babilonia la lavorazione del vetro richiedeva l’uso di embrioni umani; delle spade giapponesi si diceva che fossero state temprate immergendole, ancora roventi, nel corpo di prigionieri vivi. Erano comuni i casi di seppellimento di vittime nelle fondamenta di edifici e ponti: ai tempi dei Romani si ricorreva invece a una bambola. Tutto ciò non si discorda troppo da molti aspetti dell’antropologia primitiva, e sembra che si basasse sull’idea che la nuova struttura dovesse avere una vita propria.

Recentemente siamo diventati meno crudeli, ma forse non molto meno superstiziosi. In ogni modo alcuni tratti di irrazionalità riguardo ai materiali persistono ancora in tutti noi. Per esempio, la questione dei materiali nuovi contro quelli vecchi, e di quelli naturali contro quelli sintetici è affrontata da molta gente con un calore emotivo che è raramente basato su conoscenze reali o su prove sperimentali. Questi pregiudizi sono più forti nei campi non strutturali dove non c’è “niente che valga la lana” oppure “niente che valga il cuoio”, ma sotto diffusi anche nel settore delle costruzioni.

Tutti questi atteggiamenti sono in realtà riconducibili all’idea di un certo vitalismo dei materiali, una vis viva da cui dipende l’attendibilità della sostanza; un operaio vi dirà che la tal cosa si è rotta perché “l’anima ne è uscita fuori”. Durante l’ultima guerra mi occupavo dei rifornimenti di bambù per costruire aquiloni per sbarramenti antiaerei. Un importatore di bambù mi disse che aveva difficoltà a tenere in magazzino le lunghezze di cui avevamo bisogno, perché, visto che bisognava tenerle orizzontali, occupavano tantissimo spazio. Gli chiesi perché non le immagazzinava verticalmente. “Se lo facessi – egli mi rispose – l’anima scapperebbe fuori dalle estremità”.

In passato, beninteso, l’istinto e l’esperienza erano l’unica guida nella scelta dei materiali e nella progettazione di strutture e di utensili. Gli artigiani erano talvolta abbastanza bravi, ma sarebbe sbagliato esagerare le virtù dell’indirizzo tradizionale; l’oggetto finito può avere anche un aspetto splendido, ma la progettazione strutturale è spesso mediocre e talvolta pessima. Le ruote spesso si staccavano dalle carrozze perché i carrozzieri non erano capaci di montarle come si doveva. Analogamente, lungo le vie marittime, le navi di legno hanno sempre fatto acqua, senza necessità, perché i maestri d’ascia non capivano la natura di uno sforzo di taglio e molti di essi, mi dispiace dirlo, non la capiscono ancora.

Tale digressione sugli aspetti prescientifici dell’argomento potrebbe sembrare fuori posto in un libro dedicato alla moderna scienza dei materiali, ma quest’ultima, come la scienza medica, ha dovuto farsi strada lottando continuamente contro molte usanze tradizionali e leggende sciocche. Non prendere in considerazione il pozzo di anti-scienza da cui la scienza dei materiali ha dovuto emergere non sarebbe realistico.

James Edward Gordon – Strutture – Mondadori EST

Un bombardamento a tappeto

Sergio Livi (laureando all’Università di Bologna) ha sviluppato un’applicazione che speravo proprio di vedere realizzata.

QuakeBack è un’infografica alla Gapminder per capire come questi terremoti si sono spostati ed evoluti nel  tempo.

La barra in basso permette di viaggiare nel tempo.
Con gli eventi del 29/5 si può ben dire che le scosse son venute a farci visita da vicino.

(fonte Ansa)

Com’è andata in California – 1

Mi piacerebbe riportare più o meno approfonditamente quello che ho visto; anzi, la pia illusione era quella di bloggare da là in tempo reale, ma un po’ l’agenda – ero là per lavorare :-D – un po’ la compagnia mi hanno fatto desistere.

Ma riassumendo brevemente:

QUEST’ANNO ERA TUTTO GREEN. AD NAUSEAM.

Per esempio, date un’occhiata al nuovo prodotto SolidWorks Sustainability.

Retrofit elettrico: un appello liberale. Ci date una mano?

La legislazione italiana si distingue per impedimenti burocratici odiosi e assortiti che non trovano corrispondenze in altri paesi democratici.

Uno di questi è la necessità di richiedere il nullaosta alla casa costruttrice per chiunque voglia modificare un veicolo spinto da motore a combustione interna.

Questo obbligo non si giustifica direttamente dal punto di vista della sicurezza stradale e potrebbe configurarsi come un ostacolo alla libera concorrenza.

Per questo l’associazione EuroZEV (quella del cinquino elettrico) chiede aiuto a tutti i simpatizzanti: scriviamo una lettera aperta con una proposta di emendamento ai deputati firmatari di un pertinente disegno di legge.

Back to the USA

Amici, sono al SolidWorks World 2010
ed è un gran viaggio da signore.

La connettività è ampia in assoluto, ma scarsa relativamente ai 5000 (!) signori che qui, al pari mio, vogliono collegarsi.

Le sessioni sono fitte, anzi overlapping, quindi non riuscirò a relazionare seriamente.

La partenza è stata elettrizzante (James McLurkin è un grande).

Ammazza, ‘sti ammericani…