Bisogna essere un po’ detective…

…per riuscire a pagare i contributi alla Bonifica.

Mi è arrivata ieri (11/03) la mail di notifica, con allegato il bollettino MAV, da un account di servizio poco trasparente (cc-noreply@whatafxcertymail.it) e con un oggetto non chiarissimo (“Spedizione Avviso di pagamento” senza cenni al nome del consorzio, senza parole tipo “bonifica”).

Ah, il documento era stato emesso il 15/02 mentre la scadenza di pagamento è fra una settimana. Boh, avranno delle “vaschette virtuali” in cui tenere i file troppo giovani per morire.

Meno male che non mi è finita nello spam.

Anche per quest’anno ce l’abbiamo fatta.

Disavventure: aggiornamento a Windows 10 mobile

Giusto due appunti in italiano per qualcuno che avesse le stesse noie…

Anche senza fare confronti col vero e proprio stalking che Microsoft per mesi ha praticato per farci passare a Windows 10 sui PC, sembra che nessuno abbia così voglia di facilitare la migrazione di molti telefoni Lumia a 10 Mobile.

Io ho un Lumia 640 LTE aziendale; la versione 8.1 di Windows Phone ha ancora alcuni shortcomings davvero imbarazzanti (mancanza di una rubrica decente, di un calendario degno del nome e del quick dialing, per dire!).

Sono mesi che ogni tanto compulso invano la sezione aggiornamenti delle impostazioni. Ci hanno messo un anno dal rilascio ufficiale di 10 Mobile a renderlo disponibile per il 640 col nostro operatore telefonico, ma anche adesso non ci arriva nessun avviso. Che timidezza…

Scopro che l’upgrade advisor ancora presente su Store è un passo falso: bisogna usare il Gestore Spazio Aggiornamenti; attenzione, perché qui non si effettua l’aggiornamento vero e proprio, ma si abilita Windows 10 nella sezione aggiornamenti di cui sopra (mi viene in mente Azael quando scrive delle “operazioni sugli aggiornamenti“).

Riesco così ad aggiornare a Windows 10 mobile ma ho parecchie noie: la fotocamera va in crash e non riesco ad applicare i successivi update (errore 0x800f081f), fra cui l’ormai fantomatico 1607.

L’odissea fa un giro di boa con il Windows Device Recovery Tool, che mi permette di resettare il telefono, reinstallando tuttavia una versione vecchia di Windows Phone e perdendo tutti i dati (nessun problema però, perché Ripeti con me: “Il backup e’ Bello, Il Backup e’ Buono, Il Backup mi fa dormire sereno alla notte…”).

Da lì rifaccio tutto il giro: update incrementali della 8, poi Gestore Spazio Aggiornamenti, poi Win 10, infine la 1607 che va su senza troppi problemi.

Per ora Windows 10 mobile mi sembra decente; sicuramente è più usabile dei precedenti.

 

Superfetazione dei dati

Sono stato per qualche giornata in un’azienda di illuminotecnica, abbiamo eseguito parecchi calcoli di dissipazione termica. Anche con una feroce gestione delle cartelle (alias cancella quasi tutto alla fine del dì) abbiamo “fatto su” 1 GB di dati al giorno.

Sono un grande inquinatore, ogni anno riempirei un nuovo hard disc da mezzo tera con tutti i dati che produco o faccio produrre.

Tanto costa poco…

Aggiornamento 1607

L’altra notte non riuscivo a dormire e mi son detto lavoro un po’ al PC di casa.
Non ci sono riuscito perché, invece di riprendersi dalla sospensione, Windows 10 ha deciso di installare l’aggiornamento 1607.
C’erano parecchi programmi aperti ma lui tranquillo ha chiuso tutto per benino.
Mi è toccato anche aspettare molto tempo, perché il 1607 non è esattamente una piuma: richiede parecchio e sovrascrive tutto il sistema operativo, tanto che resta la cartella del vecchio Windows da 20 GB.
Chiamarlo SP1, Win 10.1 o simili farebbe brutto: adesso i software nascono perfetti e possono solo diventare eccelsi, aggiornandosi con eleganza sommessa e discreta.
Il bello è che il PC del lavoro mi si era aggiornato un mese fa, e io avevo tentato invano di installare l’update sul PC a casa.

Cambiare spesso password?

Dietro consiglio di Libero.it ho cambiato la password al primo indirizzo di mail che io abbia mai avuto privatamente.

È una casella che controllo molto di rado, anche se ha un nome che si può definire glorioso, perché sono stato uno dei primi a iscrivermi.

Be’, la password era la stessa di 25 anni fa (e, incredibilmente, mai un problema).

E son passati vent’anni

Oggi risistemando in casa ho trovato dei “reperti-madeleine”.

CICACD

Stavo facendo la tesi.

Si era sul traghetto da Windows 3.1 a Windows 95 e NT; OS2 ci stava ancora provando, senza più molta convinzione. La Apple non si capiva bene dove stesse andando.

Alla libreria Athena di Modena c’erano dei CD con materiali interessanti (la rete era ancora lentina).

Ricordo che tra questi alcuni presentavano i sorgenti di un nuovo sistema chiamato Linux.

Bon, non ho voglia di fare commenti, è una vertigine.

Due note rapide sulla “situazione smartphone”

Ormai non ho più l’abitudine di perdere tempo sul blog, ma non ho ancora mollato.

Ci sono sempre alcuni argomenti che mi stuzzicano; in particolare, credo che valga la pena di scrivere, molto umilmente, per gettare nella mischia alcune idee che vedo poco trattate.

Non ci tengo a scrivere inutilmente su argomenti già dibattuti, con ben maggiore competenza, altrove; però in certi casi preferisco fare la figura del dilettante e farmi sentire, se credo che il mio contributo sia originale e, magari, fecondo.

Ho discusso con un mio vecchio amico, paladino di Linux e del free software (categoria che in qualche modo include anche me). Lui è insofferente ai dispositivi mobile: li ritiene una moda, poco significativa se non addirittura perniciosa.

Anche se lui si trova un po’ all’estremo dello spettro su questo tema e potrebbe essere solo uno straw man, io ritengo (e sarei felice di essere smentito) che l’importante attivismo che ha circondato il software libero in ambito PC non si stia replicando nella stessa misura per i dispositivi mobili.

Ho l’impressione [imho] che professionisti e dilettanti del free software stiano rimanendo indietro su questo fronte. A prescindere da quanto “duri e puri” o meno siano rispetto al tema: sappiamo che ci sono posizioni diverse, ma questo è un aspetto diverso da quello che mi preoccupa ora.

Il mio amico mi scrive che “(…) prenderà un tablet o uno smartphone quando ci sarà una concreta “convergenza”, ad esempio grazie a Ubuntu touch.

Io ho due obiezioni; una nel merito dell’effettiva importanza della convergenza, l’altra su un errore di prospettiva.

La convergenza mi piace ancora ma non mi pare più sostanziale. Sicuramente sarebbe bello se si diffondesse Ubuntu touch, per tutta una serie di motivi. Ma semplicemente non accadrà; non a breve, almeno. E comunque non mi sembra un problema rilevante.

Tendenzialmente gli appassionati (e purtroppo anche molti professionisti) tendono a proiettare le loro esigenze e le loro capacità sugli altri. Io invece sto preoccupandomi di come un “attivista” possa migliorare, col suo contributo, l’esperienza del comune cittadino. Come possa costruire un ecosistema. Con Linux, OpenOffice e annessi questo è successo, anche se con qualche limite.

Rispetto ad Android, invece, non la vedo così. Il forum di XDA ha più di 5 milioni di utenti (!); anche mettendoci una pesante tara, c’è un serbatoio enorme di sviluppatori, power users e anche semplici utenti di ROM modificate (sono utili anche loro). Però mi sembra che il grosso lavoro svolto da queste persone si perda moltissimo in varianti più o meno inutili, con un grosso spreco dovuto alle ridondanze e a un maggioritario debordante interesse per la customizzazione estetica. Insomma, migliaia di ROM quasi tutte uguali che si distinguono per piccinerie e temi grafici.

Mi pare che in pochi si stiano preoccupando dei problemi principali (sicurezza, flessibilità, protezione dell’identità, etc.).

Intanto la gente sta mettendo tutta la sua vita nei cellulari: contatti sociali, storia foto e video della famiglia,  relazioni con la PA e relativi diritti civili, accesso alla banca, biglietti dei treni, documenti dell’abitazione…
Tutto questo sta accadendo ORA e senza tanti backup, sicurezze decenti, etc.
Capisco che magari al professionista strutturato non serva: anch’io per ora preferisco fare l’home banking dal PC e non dallo smartphone e stare più tranquillo. Non so quanto durerà.

Ma per la grande massa di utenti (ignara) è già un’urgenza, e serve almeno per Android, che resterà per un po’ ormai lo standard.
Soprattutto, Android avrebbe già la struttura per implementare tutto quello che serve, se l’ecosistema dei liberi sviluppatori non si dividesse tra chi schifa il mobile e chi fa mod più che altro per l’estetica e il gaming.

Il rischio, se non si sviluppa una soluzione libera competitiva, è che quando inizieranno i primi incidenti e/o i malfattori si saranno organizzati meglio per rubare identità e dati, la gente si affiderà alle soluzioni chiuse di chi fa HW e SO. È una prospettiva che forse mi fa meno paura del presente: saremo meno liberi, ma più sicuri e sereni.

Però tutto questo pippone lo sto facendo mettendomi nelle scarpe di chi ha creduto nel software libero: dopo tanto casino fatto per creare una alternativa a Microsoft, non si può abbandonare così il campo del mobile.

Giusto per fare un esempio: per la sicurezza, il suggerimento numero uno messo in rete dai produttori è “non fate il root del telefono!”.
Della serie “Il pericolo sei tu, è la tua troppa libertà”; lascia fare a noi.

Io non comprerei mai un PC senza poter essere amministratore. E non mi piacerebbe gestire una flotta aziendale di smartphone senza avere strumenti simili a quelli disponibili per i PC.

Certo è che il rooting, così come si deve gestire adesso, è un pasticcio. Troppo aperto, globale, approssimativo. Non è possibile trovarsi un dispositivo così “spalancato” dopo aver praticato il root; ma anche senza root, i terminali Android sono troppo aperti.

Si è in un limbo in cui chi vuole/deve amministrare seriamente il dispositivo ha pochi diritti, mentre l’utente tende ad averne sempre troppi.

Per esempio su Android non posso – nativamente – impedire a mio figlio di installare software, né su un terminale vergine né su uno rootato. E basta una-applicazione-una per bucarti il cellulare (se avete mai usato towelroot sapete di cosa parlo).

Mi piacerebbe avere un amministratore di sistema serio anche per ridurre i diritti del mio utente standard, come classicamente si fa (ehm, si dovrebbe fare) altrove.

Il punto principale è che non si può più scegliere: i cellulari SONO I PC DEL PRESENTE; li hanno già sostituiti, sono stati una nuova ondata di informatizzazione; forse la prima davvero popolare.

I professionisti sono una nicchia: è attraverso gli smartphone che ormai passeranno i diritti civili di tutti i comuni cittadini.

Windows 8

Mio figlio stasera ha provato Windows 8.

Responso: “Ma è un Windows per vecchi!”

Firefox 12.0

Dracula è uscito dal suo catafalco e pure io dal mio silenzio per dire:

AVETE ROTTO IL CAZZO!

(con la testa sotto i vostri piedi e senza nemmeno chiedervi di stare fermi)

Back to the USA

Amici, sono al SolidWorks World 2010
ed è un gran viaggio da signore.

La connettività è ampia in assoluto, ma scarsa relativamente ai 5000 (!) signori che qui, al pari mio, vogliono collegarsi.

Le sessioni sono fitte, anzi overlapping, quindi non riuscirò a relazionare seriamente.

La partenza è stata elettrizzante (James McLurkin è un grande).

Ammazza, ‘sti ammericani…