Sotto-sotto-uber-genere

All’inizio c’era il rock.
Qualcuno pensò che ci fosse da dare una smossa, e nacque l’hard-rock.
L’hard-rock non bastava e fu superato dall’heavy metal.
L’heavy metal subì trasformazioni più o meno estremizzanti, passando per lo speed e il thrash.
Il livello da signorine di questi ultimi non soddisfaceva i palati più fini che si rivolsero al death metal, finalmente robustoso et forte.
Ma si poteva fare di più e si arrivò al brutal death metal; solo brutal, per concisione.
L’ultimo gradino possibile è un sotto-sotto-sotto-genere, lo slash brutal death metal.
Oltre lo slash non c’è più niente.
Solo il casino che stanno facendo i muratori nell’appartamento sopra il mio, ca’g’vegna un cancher.

Gustolungo

Mi sono accorto abbastanza in ritardo che qualche buontempone in Google ha creato una mappatura tridimensionale del Sassolungo usando il supporto Building 3D.

Sono due anni che è così, ma se ne sono accorti in pochi (ad esempio qui).

Il fatto che non ci siano ancora nuove aree mappate mi fa pensare che sia stato un esperimento isolato, anche se sperare non costa nulla.

Però che libidine.

PS: non è male neanche il Cervino.

Bisogna essere un po’ detective…

…per riuscire a pagare i contributi alla Bonifica.

Mi è arrivata ieri (11/03) la mail di notifica, con allegato il bollettino MAV, da un account di servizio poco trasparente (cc-noreply@whatafxcertymail.it) e con un oggetto non chiarissimo (“Spedizione Avviso di pagamento” senza cenni al nome del consorzio, senza parole tipo “bonifica”).

Ah, il documento era stato emesso il 15/02 mentre la scadenza di pagamento è fra una settimana. Boh, avranno delle “vaschette virtuali” in cui tenere i file troppo giovani per morire.

Meno male che non mi è finita nello spam.

Anche per quest’anno ce l’abbiamo fatta.

Disavventure: aggiornamento a Windows 10 mobile

Giusto due appunti in italiano per qualcuno che avesse le stesse noie…

Anche senza fare confronti col vero e proprio stalking che Microsoft per mesi ha praticato per farci passare a Windows 10 sui PC, sembra che nessuno abbia così voglia di facilitare la migrazione di molti telefoni Lumia a 10 Mobile.

Io ho un Lumia 640 LTE aziendale; la versione 8.1 di Windows Phone ha ancora alcuni shortcomings davvero imbarazzanti (mancanza di una rubrica decente, di un calendario degno del nome e del quick dialing, per dire!).

Sono mesi che ogni tanto compulso invano la sezione aggiornamenti delle impostazioni. Ci hanno messo un anno dal rilascio ufficiale di 10 Mobile a renderlo disponibile per il 640 col nostro operatore telefonico, ma anche adesso non ci arriva nessun avviso. Che timidezza…

Scopro che l’upgrade advisor ancora presente su Store è un passo falso: bisogna usare il Gestore Spazio Aggiornamenti; attenzione, perché qui non si effettua l’aggiornamento vero e proprio, ma si abilita Windows 10 nella sezione aggiornamenti di cui sopra (mi viene in mente Azael quando scrive delle “operazioni sugli aggiornamenti“).

Riesco così ad aggiornare a Windows 10 mobile ma ho parecchie noie: la fotocamera va in crash e non riesco ad applicare i successivi update (errore 0x800f081f), fra cui l’ormai fantomatico 1607.

L’odissea fa un giro di boa con il Windows Device Recovery Tool, che mi permette di resettare il telefono, reinstallando tuttavia una versione vecchia di Windows Phone e perdendo tutti i dati (nessun problema però, perché Ripeti con me: “Il backup e’ Bello, Il Backup e’ Buono, Il Backup mi fa dormire sereno alla notte…”).

Da lì rifaccio tutto il giro: update incrementali della 8, poi Gestore Spazio Aggiornamenti, poi Win 10, infine la 1607 che va su senza troppi problemi.

Per ora Windows 10 mobile mi sembra decente; sicuramente è più usabile dei precedenti.

 

Superfetazione dei dati

Sono stato per qualche giornata in un’azienda di illuminotecnica, abbiamo eseguito parecchi calcoli di dissipazione termica. Anche con una feroce gestione delle cartelle (alias cancella quasi tutto alla fine del dì) abbiamo “fatto su” 1 GB di dati al giorno.

Sono un grande inquinatore, ogni anno riempirei un nuovo hard disc da mezzo tera con tutti i dati che produco o faccio produrre.

Tanto costa poco…

Mancanza d’ignoranza

A mio figlio cade il cellulare dalla tasca sulla pista ciclabile.
Lui si ferma, lascia lì la sua bicicletta, fa per chinarsi ma viene quasi investito dalla signora che segue. La quale non si chiede (non vede?) cosa sia successo e passa tranquillamente con la ruota sullo smartphone, non si cura di nulla e va.
Il telefono non si è fatto niente.

Liberalismo

Sto per scrivere – e anche in modo terribilmente profano – quella che mi sembra un’ovvietà, ma siccome non la vedo in giro mai, ritengo che sia da ricordare.

Negli ultimi decenni il liberalismo è stato sostenuto in particolare da chi ci raccontava (e qui non voglio discutere se a torto o a ragione) che liberalismo~liberismo e il liberismo andava perseguito perché faceva funzionare meglio l’economia e dava da mangiare di più e meglio a tutti.

Non dico che è stato così dappertutto e sempre, ma credo di poter sostenere che, sia nei liberali più liberisti che in quelli meno, ci sia stato troppo focus (e troppo fuoco) sul dimostrare o confutare questo aspetto più utilitarista, in senso squisitamente economico.

Mi piacerebbe invece che almeno su un fondamentale tutti i liberali fossero d’accordo: lo spirito di una convivenza aperta dovrebbe essere che la libertà è un valore in sé, ancor prima della sua utilità materiale.

La libertà di intrapresa, ad esempio, è indispensabile al funzionamento del nostro sistema, ma è un diritto che viene ancor prima delle considerazioni economiche.

In questo senso, mi sento di poter dire che quando si devono creare regole a livello urbanistico, sanitario, culturale, produttivo, eccetera, se da un lato in uno stato densamente popolato non si può lasciare libertà assoluta (di costruire, di non vaccinare, e così via) ci dovrebbe essere una speciale attenzione a ridurre le libertà individuali il meno possibile.

Non ci deve essere per forza la dimostrazione che si tratta della scelta più benefica sul piano economico.

Semicroma

Prima di tutto, vorrei dedicare questa frase allo spiegare l’argomento di questa frase.

Scherzi a parte, vorrei correggere una cosa che ho detto nel mio post di presentazione, ovvero che avrei scritto molto. Solo più tardi mi sono accorto di un piccolo problema: sebbene io abbia una buona quantità di idee apparentemente interessanti, la maggior parte di esse diventa indegna di essere pubblicata dopo una “raffinazione”, un esame più accurato, anche nella giungla di idee inselvatichite che è internet.

Per recuperare, sto scrivendo un post sulla Domanda Fondamentale sulla Vita, l’Universo e Tutto quanto. Spero di finirlo presto, ma non escludo di procrastinare per mesi, prima di terminarlo. Se quello fosse il caso, mi scuso di nuovo, in anticipo. Grazie per l’attenzione e, almeno spero, a presto.

Alessandro

Su Eco, marginalmente

Da “Fìdeg” di Paolo Colagrande

“Io, nella vita vigile, mi dimentico ad esempio di pagare il gas. Ma ricordo benissimo di aver incontrato un pomeriggio di giugno del 1987 sull’ascensore del condominio di via Goffredo Mameli 44, dove abitava il mio amico Onorio Carruba, una signora di cinquant’anni bionda elegantissima truccata da cinema con l’orologio d’oro l’anello coi brillanti in erezione e gli orecchini con la perla doppia pendant alla collana tripla sul decolté, per non parlare del profumo inebriante e dell’eloquio ammaliante pieno di orgasmi e pause di stile e moine di rossetto, che senza sapere chi fossi mi ha confidato di aver appena visto un film molto stimolante avvincente e intrigante che si intitolava Il segno della rosa: un film, diceva, col celebre attore Sean Connery. Che a lei il celebre attore Sean Connery piaceva alla follia, diceva la signora cinquantenne mimando i sintomi caratteristici della follia con effetti speciali di fard sfumante e mascara allungante, spiegandomi che solo un attore di lignaggio come Sean Connery poteva aver inventato una storia così stimolante affascinante e seducente come Il nome della dalia, ambientata, diceva, in una specie di convento di frati un po’ di tempo fa, anno più anno meno. E lui Sean Connery, oltre a essere il geniale autore della storia, era anche il protagonista, il regista e di sicuro il produttore del film, visto che con tutta quella meritata carriera artistica, con premi oscar, palme d’oro e premi nobel, diceva la signora, doveva aver già messo via della bella pila, Sean Connery. La pila, per intenderci, sono i soldi. La signora forse aveva detto capitali o patrimoni o azioni e obbligazioni, o forse aveva detto proprio pila, non ricordo questi particolari, che sono aspetti periferici nel paradigma freudiano e strümpelliano della memoria.
Quando mi ha salutato mi ha consigliato di andarlo a vedere anch’io Il segno del tulipano, che trasmette a noi giovani dei valori che al giorno d’oggi purtroppo si stan perdendo. E poi le piacerà, è un po’ un giallo, tipo Il segno del comando o anche tipo Hitchcock, se ha presente il genere, mi ha detto la signora cinquantenne. C’è anche dentro del latino, mi ha avvisato, ma non ci faccia caso, a stare attento qualcosa lo capisce anche lei.
Non son mai riuscito a trovarlo, quel film. E non ho più visto neanche la signora. Forse quel pomeriggio di giugno io non ero nella vita vigile, forse era tutta una figurazione onirica organizzata in sequenze coerenti, legata stretta a degli stati morbosi o di eccitamento psichico cui andavo soggetto a quei tempi. Oppure quel film era, come si dice, una pièce d’autore: cinematografia sperimentale per collezionisti eruditi e filologi. E a giudicare dall’aspetto, la signora cinquantenne doveva essere, oltre che ricca ed elegante, molto erudita e filologa: ce n’è degli eserciti in questa città ubertosa della pianura padana.”