Gustolungo

Mi sono accorto abbastanza in ritardo che qualche buontempone in Google ha creato una mappatura tridimensionale del Sassolungo usando il supporto Building 3D.

Sono due anni che è così, ma se ne sono accorti in pochi (ad esempio qui).

Il fatto che non ci siano ancora nuove aree mappate mi fa pensare che sia stato un esperimento isolato, anche se sperare non costa nulla.

Però che libidine.

PS: non è male neanche il Cervino.

Superfetazione dello spam

Di qui non passa quasi più nessuno, però arriva spam che è una bellezza.

La mia casella dei commenti ne registra circa 2000 alla settimana. Segno che questo indirizzo ha circolato parecchio in passato.

PS: Akismet è bravo, gli scappa un commento su 1000.

Pubblicità contestuale

Magari qualcuno mi sa spiegare.

Usiamo il televisore quasi solo per guardare film e filmati in streaming, a pagamento su Chili e gratis su YouTube.

I filmati da YouTube sono per lo più cartoni, nursery rhymes, qualche concerto rock o di classica; e saltuariamente MASSICCE dosi di Vsauce e Veritasium.

La maggioranza degli intermezzi pubblicitari è su automobili di grossa cilindrata. Come mai?

NB: il TV non è collegato ad alcun account personale.

 

Un uomo in fuga?

Ciao amici, mi tolgo da Facebook. È stato divertente e a volte anche utile, ma considero inaccettabili le sue condizioni. Forse è già troppo tardi, ma mi levo questa soddisfazione. Ci vediamo in altri posti e su altri canali. Grazie di tutto.

Del caso Google-Internazionale e di come la gente vede le cose

Sono abbonato a Internazionale, e ho letto questo editoriale quando ancora non era disponibile sul web.

Un po’ di giorni dopo mi imbatto in questo articolo, “Il caso Google-Internazionale: una polemica che ha poche ragioni d’esistere“.

Non sono stato sorpreso tanto dall’editoriale di De Mauro quanto dalle reazioni che ho letto in giro.

Dispiace rendersi conto che molti – appartenenti tra l’altro a una fascia discretamente alfabetizzata – non percepiscono il problema e anzi mancano completamente il merito della questione.

Lo si capisce già dalle parole del titolo, e viene confermato dai commenti: in verità non c’è nessuna “polemica”, il direttore di Internazionale non si è lamentato con Google, nessuno ha fatto la vittima e in buona sostanza non è successo ancora alcunché.

Non si tratta di giudicare se Google sia “buona o cattiva” (io mi sento relativamente tranquillo, anche se) o se tecnicamente ci sia stato davvero un blocco del sito (non c’era, come del resto premesso da De Mauro).

Si tratta di capire cosa stiamo costruendo tutti assieme, in larga parte con azioni solo parzialmente consapevoli; e di valutare l’importanza delle “impostazioni predefinite” o di “default”. Che è enorme, soprattutto nella fascia maggioritaria (per usare un eufemismo) dei fruitori di internet.

Si tratta anche di comprendere che le posizioni di potere sono una realtà e un problema oggettivi: contare – sperare – sull’onestà di chi le ricopre è un po’ imprudente o perlomeno superficiale. Finché va bene, va bene; ma poi?

Una situazione molto simile è quella che abbiamo avuto in Italia nella percezione collettiva del conflitto di interessi. Quello di Berlusconi è uno dei più pesanti ed evidenti; anche se non è certo l’unico*, lo voglio prendere come spunto per una considerazione su come vedo molti ragionare.

Per anni ci siamo scannati sui conflitti di Silvio, e (imho) per una grossa parte della platea il punto era stabilire se ci fosse o no un comportamento di abuso. Ma la questione non era quella, o meglio, non avrebbe mai dovuto esserlo.

Quando ci si trova a indagare se qualcuno in condizione di conflitto di interessi ha abusato o meno della sua posizione, è già troppo tardi.

Il conflitto di interessi è una condizione oggettiva: non dipende dall’onestà o dalla correttezza di chi vi si trova. Se sono in conflitto di interessi ci sono e basta, a prescindere dalla mia volontà.

In molti casi, direi quasi “per definizione”, chi si trova in situazione di conflitto non può comunque agire in modo corretto, nemmeno con la migliore delle intenzioni.

Riportando tutto al tema iniziale: Google, Facebook, Wikipedia – e il prossimo che arriverà – hanno un bel potere su una fetta sempre più grande della nostra vita. Io ho spontaneamente pregiudiziali positive e in generale sono un utilizzatore riconoscente. Ma se non siete già di vostro un poco preoccupati per questa tendenza generale al monopolio, non so davvero che altro dirvi.

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* non è neanche uno solo, a voler esser precisi

Commenti, spam e casini

Mi scuso con tutti quelli che eventualmente avessero provato a commentare qualcuno dei miei ultimi e diradati post. Avevo lasciato disattivati i commenti ai nuovi articoli, ma non me ne ero accorto per via della grande quantità di spam che continuava ad arrivare su quelli datati.

Per motivi analoghi mi dispiace se qualche commento finisce cestinato, ma mi devo fidare di Akismet ed eliminare tutti quelli che lui marca come spam, senza vagliarli. Non posso fare altrimenti, visto il volume di fuoco che intercetta.

The Great Courses

Ecco, uno dei motivi per cui scrivo sempre meno qui, pur non mancandomi temi e argomentazioni, è che il mio poco tempo libero viene assorbito da attività diverse e interessanti, quali guardare e ascoltare le lezioni della Teaching Company (ne parlavo già qui).

Tra l’altro, poi uno dice le coincidenze. L’altra sera Paolini, nella sua serata su Galileo, concludeva con i Discorsi [su] due nuove scienze. Sto guardando le puntate della rassegna World’s Greatest Structures (che ho beccato al volo nel periodo di sconto) e ogni tre per due il tipo mi tira in ballo l’opera di Galileo.

Galileo è anche il padre di noi strutturisti…

Watermarking e musica

Riprendo un post di Quintarelli per dire che non mi dà fastidio a priori che un file (libro, musica, video) che mi viene venduto porti un watermark col mio nome.

Però io devo saperlo.

Una bella fetta di quelli che pretendono di insegnarci l’onestà fa ricorso a mezzi illegali: istigazione alla delazione, violazione della privacy, riduzione delle funzionalità, tracciamento non dichiarato e così via. Bella storia.

Spam km zero

Dev’essere stato Zaia.
Dopo McDonald’s ha convinto pure l’anonima spammers.

Basta con la posta che ci invade partendo dalla perfida Albione!

Finalmente si realizza un prodotto genuino e dal volto familiare (anche a costo di farsi scappare qualche arcaismo).

Ecco, in qualità di esempio, alcuni mittenti arrivati in casella:

Langsam

Alle prime la domanda di Fabristol mi pareva poco pertinente.

Non so se la mia esperienza ha qualcosa in comune con quella degli altri.

Però mi succede di aver da scrivere, e urgentemente,
pure con materiale [per me] interessante e a buon punto di sviluppo.

Ma senza le energie per portare a termine il lavoro con la compiutezza che i temi meriterebbero.

Anzi, ormai non inizio neppure a scrivere, che so come va a finire.