Bisogna essere un po’ detective…

…per riuscire a pagare i contributi alla Bonifica.

Mi è arrivata ieri (11/03) la mail di notifica, con allegato il bollettino MAV, da un account di servizio poco trasparente (cc-noreply@whatafxcertymail.it) e con un oggetto non chiarissimo (“Spedizione Avviso di pagamento” senza cenni al nome del consorzio, senza parole tipo “bonifica”).

Ah, il documento era stato emesso il 15/02 mentre la scadenza di pagamento è fra una settimana. Boh, avranno delle “vaschette virtuali” in cui tenere i file troppo giovani per morire.

Meno male che non mi è finita nello spam.

Anche per quest’anno ce l’abbiamo fatta.

Solare spaziale

Il fotovoltaico occupa troppo spazio… oppure no?

Su SuperQuark stanno per mandare in onda un servizio sulle centrali solari orbitanti.

Per par condicio rispetto al Kitegen devo dar loro fiducia, ma sono un po’ scettico.

Vediamo.

UPDATE: hanno già detto una str…ata incredibile, e cioè che se volessimo produrre col fotovoltaico a terra energia in “quantità significative” dovremmo “coprire tutta la terraferma” di pannelli.

Mi aspetto di sapere l’EROEI di tutta la baracca, e soprattutto dei tempi di realizzazione in scala percepibile.

Ecco, valeva la pena di fare questo post anche solo per citare questi due articoli:

C’è abbastanza posto per il fotovoltaico?

Il fotovoltaico occupa troppo spazio… oppure no?

La frase del giorno

“Ne conosco anch’io due, che si fan le pippe col Feng shui a cercare le linee nella casa per non subire gli influssi negativi, e poi si fumano un pacchetto di sigarette al giorno” *

*Franco, ieri sera.
Il post è giusto per omaggiarlo se viene qui a trovarmi.

What does a tornado like? Which god taxi driver!

Luca mi chiama direttamente in causa in proposito,
e io rispondo subito con un titolo cialtrone…

Sai che sono scettico?
Ne parla anche Ecoblog.
Lascio perdere la qualità scientifica dell’articolo del Corriere e mi limito a valutare sommariamente l’energia totale catturabile dall’aerogeneratore: la superficie intercettata è piccola, e la velocità bassa (perché siamo a terra).
Tutto questo lascia prospettive magre sulla resa massima teorica; figuriamoci i rendimenti effettivi.

Detto questo, mi piace lasciare spazio a qualsiasi ricerca; chissà, magari dietro ci sono delle implicazioni interessanti (non esplicitate però da quello che se ne può leggere finora).

La mia predilezione – a tutt’oggi – va al Kitegen (*, *, *).

Darwinisti e autodidatti

Anni fa rimasi colpito da un fatto ironico: nell’America contemporanea abbiamo questo stereotipo di elite che crede nel darwinismo e vive spesso da solitario trentenne o quarantenne, e poi abbiamo lo stereotipo di quelli che rifiutano il darwinismo ma si sposano giovani e hanno 7 figli, 49 nipoti e 343 bisnipoti. A questo punto non è una gara fra darwinisti e anti-darwinisti; è una gara fra darwinisti teorici e darwinisti sperimentali!

Quando leggo certe cose, comunque scritte meglio (grazie Hrönir),
e mi rendo conto che le avevo elaborate per conto mio,
non so più cosa pensare.

Potrei citare svariati altri esempi, riscoperti su Kant, Pascal, Russell…

In me deve esserci qualcosa di storto (o di fortunato?) se sono finito a disegnare protesi, confezionatrici e vasche da bagno.

PS: nell’intervista riportata ci sono numerosi ed essenziali spunti; condivido la critica costruttiva verso Dawkins e Hitchens, ma metterei in guardia verso un potenziale malinteso.

“Credere” nell’evoluzione non implica fare della descrizione del mondo il metro per le proprie scelte morali:

«Io non intendo sostenere una moralità basata sull’evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci. Sottolineo questo punto, perché so che esiste il pericolo di essere frainteso da quella gente, troppo numerosa, che non sa distinguere tra una dichiarazione di fede nella verità dei fatti e un’affermazione che così i fatti dovrebbero essere. La mia opinione personale è che una società umana basata soltanto sulla legge del gene, una legge di spietato egoismo universale, sarebbe una società molto brutta in cui vivere. Sfortunatamente però, per quanto noi possiamo deplorare una cosa, questo non le impedisce di essere vera. Questo libro cerca soprattutto di essere interessante, ma se voleste ricavarne una morale, leggetelo come un avvertimento. Siate consapevoli che se desiderate, come me, costruire una società in cui i singoli cooperino generosamente e senza egoismo al bene comune, dovete aspettarvi poco aiuto dalla natura biologica. Bisogna cercare di insegnare generosità e altruismo, perché siamo nati egoisti. Bisogna cercare di capire gli scopi dei nostri geni egoisti, per poter almeno avere la possibilità di alterare i loro disegni, qualcosa a cui nessun’altra specie ha mai aspirato».

Richard Dawkins, Il gene egoista, tr. G. Corte, A. Serra, Mondadori, Milano.