Messico: etanolo in pesante competizione con l’uso alimentare del mais

Da un articolo di Roberto Da Rin sul Sole 24 Ore (25.01.07 – pag. 9)

In Messico il prezzo delle tortillas è più che raddoppiato
dal gennaio 2006 al gennaio 2007.
(numeri forniti dal quotidiano – sul web le cifre sono più controverse)

Il motivo è la forte richiesta di mais per la produzione di etanolo da autotrazione.

E’ una prima evidenza di quanto già prospettato più volte,
per esempio su questo blog [1] [2], su ASPOItalia,
Petrolio ed EcoAlfabeta.

Da parte mia insisto sul fatto che l’uso dei biocombustibili è un’ottima cosa se recupera degli scarti, o al massimo se è fatto con coltivazioni o territori complementari.

Ma culturalmente l’idea di produrre energia con le colture ha un effetto fuorviante.
Ci fa credere che l’agricoltura intensiva produca energia, mentre in realtà ne divora!

(cfr. IL PETROLIO CHE MANGIAMO)

L’ultimo post di Ugo Bardi – Il suicidio verde – è imperdibile.

Se restiamo a corto di petrolio non ci mancano le auto, ci manca il cibo…

Edit: Tortillas and the Theory of Second Best

In some areas of Mexico, the price per kilo has risen from 63 cents a year ago to between $1.36 and $1.81 earlier this month.

Quando Gesù girava per la Sicilia

A dispetto delle ultime recensioni, il libro più importante nella nostra recente vita famigliare è Fiabe Italiane – raccolte e trascritte da Italo Calvino.

In casa ho molti libri del genere; devo dire che restano molti anche dopo aver fatto le dovute proporzioni (mia moglie ha fatto la tesi, sulle fiabe).

Ogni sera mio figlio ne chiede una, e cerca di strapparne anche di più.

Noi abbiamo una recente ristampa dell’edizione dei Millenni Einaudi del 1956; attualmente si trova anche nei Meridiani Mondadori.

In quanto raccolta di narrazioni popolari comprende materiale molto vario, di volta in volta moralista o cinico, opaco, crudele o comico.

E certe volte non posso fare a meno di annotare le storie che mi colpiscono maggiormente.
Come "Gesù e San Pietro in Sicilia", 5 brevi racconti (tutti comici tranne l’ultimo) in cui San Pietro è davvero una macchietta.

Esempio: Le pietre in pane

Quando il Maestro andava per il mondo coi tredici Apostoli, una volta si trovarono affamati in mezzo alla campagna e non avevano più pane. Disse il Maestro: – Caricatevi una pietra ognuno.
Gli Apostoli si caricarono una pietra ognuno, e Pietro ne scelse una piccina piccina.

Ovviamente a un certo punto – non trovandosi davvero da mangiare – Gesù trasforma le pietre in pane e Pietro resta con poco pane e molta fame…

Alla volta successiva Pietro si fa furbo e prende un macigno che si poteva sollevare appena (…) mentre gli altri camminavano tutti con pietre leggere.

Ma questo Gesù è uno che gioca tiri birboni:
E il Signore disse agli Apostoli: – Ragazzi, ora ci faremo una risata alle spalle di Pietro.
Giunsero ad un paese, ed era pieno di botteghe di fornai che sfornavano pane proprio allora.

Non rovino la sorpresa raccontando il secondo episodio, in cui Pietro fa l’apprendista stregone dopo aver visto un miracolo di Gesù

Stilisti, ingegneri e [industrial] designer – 2

Il più bel powerpoint della mia vita (so far).

The Immortal Slide:

ID-guy vs engineer

Questa presentazione ha qualcosa di speciale.
Non è eccelsa graficamente. Tuttavia mi ci sono ritrovato in pieno.

Non solo per la mia esperienza professionale.
Anche per quella personale.

Io vengo da una famiglia di creativi. E sono il traditore.
Ma anche se ho scelto il lato "freddo" della barricata,
ho spesso scelto di lavorare nella zona che sta in mezzo.

Le presentazioni di Ed Eaton, e in particolare questa
riescono a spiegare con limpidezza e senza spocchia come lavora chi si trova a suo agio in una posizione ibrida tra lo stile e l’industrializzazione.

O anche chi, pur rimanendo fedele a un ruolo più codificato, riesce a collaborare con la controparte del processo progettuale.

E illustra pure molto bene come si sentono, nei rispettivi ruoli, sia i tecnici che i designer quando invece questa controparte non è incline al dialogo.

Tre frasi immortali?

Engineers are from Mars, Industrial Designers are just spacey
Variante del più famoso adagio Women are from Venus, men are from Mars.
Dove, gustosamente, Spacey ha il doppio senso di "colui che viene dallo spazio" e di "eccentrico, fuori di…".

Part always comes last
Anche il più esteta degli stilisti dovrebbe mettersi alla matita (o al CAID) solo dopo un accurato studio di requisiti, budget, concorrenza, studio dei materiali (sì, sto sognando: non lo fanno neanche "quelli di Marte").

We B.S. We learned to B.S. in school
"Sì, lo ammetto: anch’io come tutti faccio un po’ di superc…"

Osso duro

Ironia della sorte.
Ieri dovevo fare esperimenti con Cosmos su alcune "bozze" di protesi d’anca.
Stamattina mio padre è entrato in sala operatoria per una protesi al femore.

Doveva essere un post di augurio, ma purtroppo…
Mi hanno appena comunicato che la sostituzione non si potrà fare.
Almeno,
il babbo sta bene. Anche se non è molto allegro.

Tieni duro!

Femore2

Stilisti, ingegneri e [industrial] designer

Accennavo in questo post al fatto che dall’originale inglese industrial design si perdono per traduzione la progettazione e per sottrazione l’industriale.

Alla DiMonte Group hanno ben presente che "il design deve essere industriale", e lo fanno capire più volte nella documentazione disponibile sul loro sito.

Stylist vs Industrial Designer

In questa company sono anche coscienti che la collocazione tra stile e produzione è libera e può essere interpretata da ognuno in base a sensibilità, clientela, strategia, posizionamento sul mercato… e loro hanno le idee chiare su dove sono e vogliono stare.

Ma anche se c’è chi è molto avanti nell’approfondire ed estendere i concetti e le prospettive dell’innovazione e del design, io nel mio piccolo mi chiedo – da progettista / consulente – se non si possa già essere contenti di realizzare quel che segue.

In questa Italia, ancora si progetta e si produce tanto. E si parla molto di design, spesso senza sapere bene che cosa sia.
Così come ancora molte aziende riescono dignitosamente a sviluppare prodotti, occupandosi degli aspetti estetici e tecnologici, nonostante non abbiano ben chiaro quali siano i propri processi.

Sarebbe bello condividere conoscenze sulla cultura di progetto, anche limitatamente alla produzione di beni di consumo. Ormai non ci si può fermare solo qui, ma non è il caso di dare per scontati i fondamentali.

L’azienda americana che cito condivide le sue conoscenze con una disarmante (e apparente) ingenuità.

Sono impressionato; ho visto tromboni centellinare con spocchia una frazione di quello che si trova sul loro sito.

La latitudine è la longitudine?

Domenica scorsa Luciana Littizzetto da Fazio si è lasciata scappare "E adesso tutto questo caldo strano… è il buco nell’ozono".

Lo so che il tono dimesso da persona qualunque fa parte del suo personaggio comico; ma di ignoranza ne abbiamo abbastanza in giro, senza il bisogno che qualcuno si metta – involontariamente o a bella posta – a dare il cattivo esempio.

Ci sono cose i cui principi sono abbastanza semplici da capire; soprattutto perché non siamo tutti obbligati ad approfondirne i meccanismi.
Ma tutti
siamo chiamati a comprendere le conseguenze che hanno sulla nostra vita.

Effetto serra e buco dell’ozono non sono la stessa cosa.

Sono stanco di chi lusinga la mediocrità del popolo.
La Littizzetto mi piace, ma non è la prima volta che la vedo giocare al ribasso.