I miracoli della burocrazia

Il prof. Bardi è riuscito finalmente a far funzionare i suoi pannelli fotovoltaici.

In sintesi: pannelli e impianto sono pronti da sei mesi,
ma a causa di lentezze (!) da parte del gestore sono stati spenti fino ad oggi.

Se volete seguire la storia dall’inizio, queste sono le puntate:

Il mio primo tetto fotovoltaico
Arrivano questi Moduli?
Sono arrivati i moduli!
Ancora moduli!
Arriva questo allacciamento?
Funziona!!!!!

"l’avvilimento di vedere trasformare un’ora in sei mesi dalla magia della burocrazia"

Come una donnola in un pollaio

Sto consultando freneticamente il sito thefabricator.com
(conosciuto grazie a un solerte fornitore).

Presenta – a libero accesso – una incredibile messe di articoli sulle tecnologie di trasformazione dei  metalli per le industrie meccaniche.

Il livello si situa – a seconda dei casi – tra un divulgativo medio e uno specialistico (introduttivo).

Che siate studenti affamati di spiegazioni concrete sul mondo della produzione, o lavoratori che vogliono allargare il proprio panorama di conoscenze tecniche, questo sito fa per voi!

Design – Esempio n. 2 – serratura di porta

Cos’ha di particolare questa serratura?

Ormai nulla.
Nel senso che oggi la maggior parte delle flange ad incasso per serratura ha questo tipo di estremità: a semicerchio.
Nel caso fotografato è ancor più evidente grazie al fatto che la forma della placca serratura (a sinistra) viene ripreso dal complesso maniglia (la scelta dei colori nei trattamenti superficiali le armonizza ulteriormente).

Ma si tratta solo di una moda? Come i fanali delle auto, che attraversano fasi tonde e fasi rettangolari?

In realtà citare in questo modo i fanali è scorretto: il caso dei fanali è esemplare proprio perché la loro forma viene influenzata anche dall’evolversi delle tecnologie di produzione e di esercizio, in un modo piuttosto complesso.

Nel caso di questa serratura il collegamento tra estetica e industrializzazione è molto semplice ed evidente (anche se in molti non si sono mai posti questo problema :-)

In una moderna fabbrica di infissi (e, più in generale, di mobili) le sedi per le cerniere, le maniglie, le serrature vengono eseguite da macchine automatiche o semiautomatiche. I tempi e i costi devono essere minimizzati, e non sempre la forma che è più efficiente per una specifica tecnologia lo è per tutte le altre.

Per un artigiano che lavorava in modo manuale, una sede rettangolare era la più semplice da realizzare in modo pulito (veniva rifinita di scalpello).
Oggi la soluzione più semplice è la singola passata di una fresa a candela: l’entrata e l’uscita della fresa sono ovviamente delle impronte circolari, e la tasca ha la forma di un’asola.

Per chi non mastica disegno meccanico: viene volgarmente detta asola un’apertura ovale coi fianchi dritti, che tipicamente viene ottenuta dall’avanzare in linea retta di una fresa cilindrica.

Per ottenere un filo perfetto tra la flangia di lamiera e la sua sede, costa meno adattare la prima alla seconda, piuttosto che il contrario.
Così le serrature hanno cambiato forma: per entrare in un’asola.

Il bello è che i vantaggi si ripercuotono anche sulla produzione della serratura.
Un tempo poteva essere più semplice tranciare in modo retto una bandella per ottenere dei rettangoli di lamiera, mentre oggi questi pezzi sono ottenuti con stampi trancia; la produzione e la manutenzione di questi stampi sono meno costose se matrice e punzone hanno forma di asola, piuttosto che essere dei rettangoli a spigolo vivo.

In memoria di un grande uomo: James Edward Gordon

James Edward Gordon

Prima o poi scriverò dettagliatamente il perché l’opera di Gordon sia stata così importante per me (e perché debba essere letta da quante più persone possibile).

Per ora vi lascio la voce di Wikipedia, e i link per acquistare i suoi libri ancora disponibili:

The New Science of Strong Materials, 1968 (su Amazon)
Structures: Or Why Things Don’t Fall Down, 1978 (su Amazon)
The Science of Structures and Materials, 1988 (su Amazon)
Strutture sotto sforzo – Zanichelli, 1991 (su IBS)

I primi due sono opere originali (tradotte anche in italiano ma ormai introvabili); il terzo è una loro sintesi (arricchita di immagini di qualità); il quarto è l’edizione italiana del terzo.

(continua)

Al capezzale di un ghiacciaio

Torno ieri dal Parco dello Stelvio e il primo post nuovo che leggo è quello di Luca Lombroso, Eutanasia di un ghiacciaio.

Il mio amico Andrea mi ha mostrato due mappe Tabacco della stessa zona, basate su dati glaciologici distanti 15-20 anni. Le ho fotografate.

Il soggetto in questione è la Vedretta di Càreser, sopra Peio (TN).
Si tratta di un ghiacciaio bellissimo, a conchiglia, situato in una conca quasi piatta a circa 3000 metri di altitudine. Purtroppo per lui, esposto a sud.

Ghiacciaio e lago di Careser (16-08-07)

ghiacciaio-e-lago-di-careser-16-08-07

L’aspetto più impressionante non è la diminuzione nell’estensione superficiale (meno venti per cento?), ma quella dello spessore, che comporta una molto più ingente riduzione nel volume.

Ghiacciaio del Càreser – 1980 circa

ghiacciaio-del-careser-1978-circa

Ghiacciaio del Càreser – ultimi anni ’90

ghiacciaio-del-careser-1998-circa

Chi era con me qualche giorno fa sul Presena (sopra il Tonale) ha visto che sta ormai sparendo.
E, arrivati al Passo Maroccaro, si vede che i ghiacciai dell’Adamello non se la passano molto bene.

Ghiacciai dell’Adamello da Cima Presena (al centro la cresta Lobbia – Fumo)

ghiacciai-delle28099adamello-da-cima-presena-1

Si sta verificando a 3000 metri quello che sulle Dolomiti abbiamo visto 10-15 anni fa 500 metri più in basso.

Resti della Vedretta Occidentale di Presena (18-08-07)
La piccola lingua in alto a sinistra si univa pochi anni fa
in basso a destra con il resto del ghiacciaio, fino al rifugio.

resti-della-vedretta-occidentale-di-presena

Non voglio parlare ora di AGW; infatti è evidente che il clima del Mediterraneo e delle Alpi presenta da 30-40 anni delle anomalie – nelle temperature e nelle precipitazioni – che vanno ben al di là dei trend globali.

A prescindere dalla nostra percentuale di colpa, dobbiamo rassegnarci a vedere sparire molti dei nostri ghiacciai alpini.
Dovremo farci i conti in futuro, ma non voglio strapparmi i capelli, visto che su molte zone senza ghiacciai l’acqua è abbondante comunque; sempre che piova decentemente (nel breve-medio periodo credo che il nostro problema centrale saranno le precipitazioni più che le temperature).

Il punto del mio post odierno è essenzialmente paesaggistico e culturale.
Voglio consolarmi pensando che almeno ho fatto in tempo a essere testimone di questo stupendo fenomeno idrologico e geografico.

E a salire su un fazzoletto di Presena coi ramponi, l’altro ieri.

Si chiama Industrial Design… perché è industrial!

Siamo circondati da oggetti che vediamo e usiamo tutti i giorni,
ma raramente ci soffermiamo a considerare le ragioni per cui hanno l’aspetto che hanno.

Talvolta mi capita di notare dei dettagli che mi sembrano strani: una analisi poi rivela che dietro a questi stanno necessità industriali.

Mentre nell’uso italiano la parola design rievoca valori estetici, in quello anglosassone esprime soprattutto l’intenzionalità progettuale.
Per cui gli esempi che ogni tanto pubblicherò non brilleranno per importanza o stile; saranno inoltre estremamente ovvii per chi produce questi articoli; ma quasi mai per noi consumatori qualunque.

Esempio n. 1 – Nokia 6680

01 Nokia 6680

Osservando il Nokia 6680 si può notare una cosa invisibile in altri modelli analoghi.
Ossia che il "vetro" del display è ricavato per macchina utensile dal pieno di una lastra, invece che essere prodotto per stampaggio ad iniezione (processo usato per quasi tutti gli altri pezzi del telefono).

La cosa è resa più evidente dalla presenza di uno smusso, tipico del 6680.
I riflessi sullo smusso evidenziano una tipica rigatura da fresa.
Gli smussi in vista sui pezzi iniettati sono solitamente lucidi, come ad esempio quelli della pulsantiera.

02 Nokia 6680

Se ne conclude (come anticipato) che lo schermo del Nokia 6680 (molto probabilmente di policarbonato) non è prodotto per stampaggio ad iniezione ma per fresatura CNC da un pannello piano.
Non solo per gli smussi inferiori, ma per tutto il pezzo: contornatura globale e tasche dell’altoparlante.
La ragione di ciò? Lo stampaggio ad iniezione sarebbe più semplice ed economico e conferirebbe maggiore qualità alle finiture dei margini, ma non potrebbe dare la necessaria planarità speculare al display.
Così si preferisce una tecnologia più costosa (e con bordi più grossolani) per massimizzare l’aspetto più importante: la resa ottica dello schermo in riflessione (gloss in vendita e fuori) e trasmissione (uniformità geometrica nella lettura).

Vedrette



Le vedrette Presanella, Cercen e Busazza dopo una sbiancatina di neve che neanche il dentista (fino a 2 giorni fa erano grigie, di umore e di colore)