It’s so tootally me. Unfortunately.

In macchina non c’era la radio, ma ciò non costituì un problema, perché Prok fornì da solo tutto l’intrattenimento necessario, parlando senza sosta dal momento in cui scivolai sul sedile (…)

Parlò di sesso. Del progetto (…)

Se superavamo una mucca ferma sul ciglio della strada, attaccava a parlare della produzione di latte e di quanto fosse scarsa negli anni di siccità. Parlò di topografia, di ecologia fluviale e lacustre, della raccolta dei funghi – avevo mai assaggiato le spugnole appena raccolte, leggermente impanate e fritte? Non ero perplesso, neanche un po’. Lo lasciavo parlare. Faceva parte della mia istruzione.

T. Coraghessan Boyle, Doctor Sex*, Einaudi, 2004

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Mutatis mutandis, quindi accantonando il sesso, almeno come oggetto di ricerca scientifica, mi sono riconosciuto in questa descrizione di Kinsey al 100%.

Quanta pazienza devono avere quelli che mi stanno attorno!

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* tit. orig. The inner circle.

FINGERE DI NON CAPIRE

Commento al post FINGERE DI NON CAPIRE di Farfinta.

Nel commento mi sono focalizzato sul Ferrarone, ma ripensandoci concordo sempre più col fatto che CAPIRSI sia lo scoglio più grande, anche e soprattutto se si è in buona fede.

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Alle volte non è che chi si comporta male finge di non capire. Alle volte è solo e semplicemente che non capisce.

Su questo hai il mio consenso completo. Aggiungerei però che vale per tutti.

Una cosa che bisognerebbe capire, ad esempio, è che dallo specifico dito dipende quale luna si vede. Purtroppo la Terra ha un solo satellite, e la metafora funziona male.

Nel caso di Ferrara, si ha un bel da fare a sostenere che “il corpo delle donne” è un’argomentazione surrettizia o semplificatrice. Perché – ad esempio – chiunque sia contrario all’aborto e contemporaneamente stigmatizzi la contraccezione è inesorabilmente contro la dignità della donna. Che si tratti di un vescovo, di Giuliano Ferrara o di Madre Teresa di Calcutta.

Condannare chi tira le uova è giusto, ma anche facile; non si entra nel merito delle idee (non è forse quello che lamenta EGdL?).

So benissimo che alcuni, tra quelli che contestano gli antiabortisti, non sono grandi esempi di fair play. Ma è vero anche per gli altri; e qualcuno che cerca l’onestà intellettuale c’è.

Se vogliamo fare qualche passo avanti, forse dobbiamo accettare qualche mossa faticosa.

Ad esempio smettere di difendere Ferrara.

UPDATE:

Questo post di Regalzi ha tutto il mio sostegno. Glielo avrei dato pure 20 anni fa.

Pensavo già da cattolico che, se chi crede in Dio crede anche in quello che dichiara, l’aborto debba essere la priorità numero uno. Non si può gridare all’urgenza – al genocidio – solo quando si tratta di limitare i diritti degli altri. Lo si deve fare anche rispetto alle proprie responsabilità: non potete continuare a lavorare, divertirvi (e pregare, persino) come se niente fosse.

Ma le gerarchie vaticane ci hanno insegnato già nella lotta all’AIDS che il fine non giustifica i mezzi. Stranamente i compromessi si fanno solo quando si parla di soldi (per non dire altro).

Il fattore di Potenza

Una vecchia battuta da ingegneri nerd recita:

Cos(φ) = Fattore di potenza = Contadino della Basilicata.

Ora devo inviare un contratto all’ENEL,
divisione Enel Distribuzione SpA.

Ma stanno davvero a Potenza (PZ)! Cioè, cheztoria…