Intervista a Giuseppe Caravita sul “Green New Deal”

Intervista a Giuseppe Caravita sulle prospettive occupazionali del settore ambientale

Radio Radicale, 28 ottobre 2008 – 20:42

Se avete poco tempo, è molto interessante la parte finale, dopo i 12’12”: stavo pensando anch’io che in questo momento di distruzione della domanda e di prezzo del petrolio relativamente basso è il momento di investire sull’efficienza energetica prima che sul resto.

E voi, a chi credete?

“Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l’idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo” ***

Lo so, lo so, mi direte che tanto è solo Repubblica che lo scrive.

E poi stiamo ancora a chiederci come ha fatto il fascismo a imporsi negli anni venti.

PS: Come sempre, it’s more complicated: altri dettagli e interpretazioni di Ioska.

Posso giurarlo

I ricercatori sono un po’ capitani di ventura,
stabilizzarli è un po’ come farli morire

Anche io – quando iniziai a lavorare –
lessi in un opuscolo trovato presso
un’associazione di imprenditori delle mie parti:
“Ai giovani laureati normalmente
gli straordinari non vengono pagati;
pagarli a ore sarebbe svilire la loro professionalità”.

Come disse Aldo Baglio, Era meglio il viado.

(ma in realtà i commenti del post sono
molto più interessanti delle mie stronzate)

Cossiga the lameduck

Mi è arrivata una mail mentre ero in macchina, appena uscito da un prospect.
È un amico; mi manda l’intervista di Cossiga.

Lo cito, anch’io, buon ultimo. È utile.

Non c’è nulla da scandalizzarsi, gli è scappata solo la verità (è un’arteria o la prostata?).

Ricordatevene, dovessero saltare fuori di nuovo i black block (o roba simile).

EDIT: interessante interpretazione (via Leonardo).

…[il ministro dell’interno] dovrebbe ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città… Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine dovrebbero massacrare* i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue* anche quei docenti che li fomentano.

* (fonte) Nella versione cartacea pubblicata dal Qn Cossiga non dice «picchiarli a sangue», ma solo «picchiarli»; e non c’è nemmeno la parola «massacrarli». La versione che ho citato qui sopra era quella pubblicata da Dagospia. Non cambia molto nella sostanza, ma mi è stata fatta notare la discrepanza e quindi è giusto precisare. Probabilmente la versione pubblicata da Dagospia era quella originale dell’intervista, a cui Cossiga ha poi fatto delle correzioni nei virgolettati rileggendoli.