Metilcellulosa: per chi non si vuole preoccupare dei problemi veri

Ricordi che riemergono alla lettura dei bei post (1) e (2)

È da quando ero in tesi (e quindi da mo’) che sono al corrente dell’uso della metilcellulosa in molti alimenti.

IO: “E quindi nella colla che stiamo preparando la metilcellulosa è il componente chiave, anche se la sua frazione in peso è minima?”

Correlatore: “Certo; qui serve sostanzialmente a trattenere l’acqua durante il processo di idratazione.
Ma questo composto, come altri simili, è molto usato in molti altri tipi di adesivi, e anche nell’industria alimentare.”

IO: “Per esempio?”

Correlatore: “Per esempio nei gelati confezionati. Ti sei mai chiesto perché il gelato artigianale d’estate cola subito, mentre un cremino sembra appiccicato come un blob naufrago allo stecco?”

Signori, se c’è qualcosa che fa male, in certi gelati, è l’olio di palma (sì, succede che ne mettano anche lì).

Tribuna on-line per le elezioni amministrative di Carpi

Ancora in versione beta ma up and running,
ecco l’iniziativa di un amico carpigiano:

…una tribuna politica neutrale in cui proseguire il dialogo tra candidati e tra cittadini e candidati che da qualche giorno si era avviato sul mio blog.

Potete trovare la nuova piattaforma all’indirizzo http://carpizeronove.blogspot.com/

Hanno già partecipato alla discussione on-line Roberto Andeoli, Lorenzo Paluan, Giovanni Taurasi, Gian Franco Saetti e Roberto Galantini a cui va il mio profondo ringraziamento per essersi voluti “mettere in gioco”.

Reingegnerizzare il 25 aprile

Qualche giorno fa si parlava dell’Operazione Quercia.

Le coincidenze non sono finite; mia moglie oggi mi ha letto questi passi:

(…) Il 12 settembre fu poi liberato con una brillante operazione condotta da un reparto tedesco atterrato per mezzo di alianti, mentre la polizia italiana di Badoglio, che montava la guardia alla prigione di Campo Imperatore sul Gran Sasso, salutava sull’attenti i suoi rapitori nonostante avesse l’ordine di custodire il prigioniero. Nulla rimaneva ormai in Mussolini del suo fiuto politico, nulla della sua abilità di propagandista, nulla della sua spavalda millanteria. Fisicamente era prostrato, con le guance scavate, spesso sofferente. Gli era rimasta soltanto la sua colossale vanità, che gli fece definire la sua cattura-liberazione come uno dei momenti più drammatici dell’intera storia dell’umanità

(…) La prospettiva della sconfitta inasprì il risentimento di Mussolini contro il popolo italiano, colpevole di avere infranto i suoi sogni imperiali. Egli deplorava lo spirito di fazione dei suoi compatrioti, che non era riuscito a correggere, anche se si compiaceva di pensare che quella stessa faziosità avrebbe ugualmente minato qualsiasi tentativo di restaurare un governo liberale. Mussolini arrivò a convincersi ch’egli non aveva creato il fascismo, ma aveva soltanto sfruttato tendenze fasciste esistenti nel subconscio di tutti gli italiani; e gli era di conforto credere che, anche in caso di sconfitta, gli italiani sarebbero un giorno tornati ai suoi metodi.

(Denis Mack Smith, Storia d’Italia dal 1861 al 1997, Laterza 1997)

La moneta cattiva scaccia quella buona

Ormai il fenomeno è fuori scala, ha superato l’ultima tacca.

I commenti di spam che ogni giorno arrivano nel mio Akismet sono molti più dei post che Malvino riesce a mandare nel feed reader.

(cioè, io ci scherzo ma qui la faccenda è seria; per dire, è preoccupato persino Luca De biase)

Darwinisti e autodidatti

Anni fa rimasi colpito da un fatto ironico: nell’America contemporanea abbiamo questo stereotipo di elite che crede nel darwinismo e vive spesso da solitario trentenne o quarantenne, e poi abbiamo lo stereotipo di quelli che rifiutano il darwinismo ma si sposano giovani e hanno 7 figli, 49 nipoti e 343 bisnipoti. A questo punto non è una gara fra darwinisti e anti-darwinisti; è una gara fra darwinisti teorici e darwinisti sperimentali!

Quando leggo certe cose, comunque scritte meglio (grazie Hrönir),
e mi rendo conto che le avevo elaborate per conto mio,
non so più cosa pensare.

Potrei citare svariati altri esempi, riscoperti su Kant, Pascal, Russell…

In me deve esserci qualcosa di storto (o di fortunato?) se sono finito a disegnare protesi, confezionatrici e vasche da bagno.

PS: nell’intervista riportata ci sono numerosi ed essenziali spunti; condivido la critica costruttiva verso Dawkins e Hitchens, ma metterei in guardia verso un potenziale malinteso.

“Credere” nell’evoluzione non implica fare della descrizione del mondo il metro per le proprie scelte morali:

«Io non intendo sostenere una moralità basata sull’evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci. Sottolineo questo punto, perché so che esiste il pericolo di essere frainteso da quella gente, troppo numerosa, che non sa distinguere tra una dichiarazione di fede nella verità dei fatti e un’affermazione che così i fatti dovrebbero essere. La mia opinione personale è che una società umana basata soltanto sulla legge del gene, una legge di spietato egoismo universale, sarebbe una società molto brutta in cui vivere. Sfortunatamente però, per quanto noi possiamo deplorare una cosa, questo non le impedisce di essere vera. Questo libro cerca soprattutto di essere interessante, ma se voleste ricavarne una morale, leggetelo come un avvertimento. Siate consapevoli che se desiderate, come me, costruire una società in cui i singoli cooperino generosamente e senza egoismo al bene comune, dovete aspettarvi poco aiuto dalla natura biologica. Bisogna cercare di insegnare generosità e altruismo, perché siamo nati egoisti. Bisogna cercare di capire gli scopi dei nostri geni egoisti, per poter almeno avere la possibilità di alterare i loro disegni, qualcosa a cui nessun’altra specie ha mai aspirato».

Richard Dawkins, Il gene egoista, tr. G. Corte, A. Serra, Mondadori, Milano.

Lo scambiatore!

Grazie a Gianni Comoretto* ho saputo dell’esistenza di questa serie di scambiatori d’aria con recupero di calore.

Io era da tempo che cercavo esattamente questo: scambiatori a flusso incrociato di taglia e prezzo adeguati ad un’installazione domestica (alcuni miei clienti ne producono per uso industriale e collettività).

Devo ancora montarlo e la stagione non è più adatta a un benchmark, ma la visione dell’interno promette bene. Interessante la soluzione a film plastico per il pacco piastre. Buona ingegnerizzazione e sicuramente un buon acquisto, appropriato per la mia cucina.

* Se ho ben capito Comoretto non gradisce alcun ruolo promozionale; io sono più sbracato, la ritengo semplice informazione. In ogni caso ogni specifico acquirente si assume le proprie responsabilità
;-)

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