Il picco del petrolio mainstream

Premessa. Vorrei ricordare che i problemi derivanti dal “picco del petrolio” all’apice della curva sono legati più alla capacità che alle riserve. La questione centrale non è tanto “Quanto ne resta?” ma “Quanto riusciamo a estrarne al giorno rispetto alla domanda?”.

Cristiano parte da un articolo di Kate Mackenzie sul Financial Times per riepilogare alcune avvisaglie raccolte sui media – solo le più recenti – a proposito del picco.

Lo trasporto di peso qui, comprende un piccolo elenco molto significativo.
E a chi sa l’inglese consiglio di leggere direttamente l’articolo del FT: riassume sinteticamente – per quanto possibile – molti aspetti della situazione.

Il Picco del Petrolio allo scoperto

“Politici, economisti e picchisti* stanno cominciando a parlare lo stesso linguaggio?” è questa la domanda che si fa Kate Mackenzie sul Financial Times (vedi articolo qui). Fa parte di quel processo che io di solito etichetto come “il risveglio dei media”. Mano a mano che la transizione (notare la t minuscola) avanza e che la crisi conseguente diventa più manifesta, ignorare le vere cause o nasconderle diventa più difficile. Ecco quindi che i problemi emergono in ogni ambiente e i giornalisti cominciano ad occuparsene: si parla sempre più spesso di Picco del Petrolio.

Kate menziona il post di Chris Nelder a proposito della fine del momento negazionista rispetto al Picco del Petrolio; l’intervista del Telegraph a Sir David King sui dati falsati delle IEA; l’intervento di Richard Branson il più famoso degli imprenditori britannici; il report dell’UK Energy Reserch Council sul rischio di picco entro il 2030, quello dello US Joint Forces Command (ne parlavo qualche post fa) ecc.

A volte i linguaggi sono diversi, ma il senso generale rimane: c’è un problema e bisogna cominciare ad affrontarlo. Beh, cominciate a dirlo in giro se già non lo state facendo, ora è più facile essere ascoltati e abbiamo bisogno che il maggior numero di persone possibile si renda conto della situazione: è così che può nascere il cambiamento.

* Vengono chiamati picchisti, o peak oilists in inglese, quelli che da anni si occupano di diffondere notizie su questo problema; per capirci, i membri di ASPO sono picchisti.

Una discreta presenza nel sabato pomeriggio cittadino

Sono arrivati per prendere i figli da catechismo e si sono piazzati lì di traverso, alla rrrogito ergo sum.

A onor del vero, non hanno neanche bloccato del tutto la pista ciclabile.

E non erano certo gli unici col macchinone. Ma sarà stata la presa prospettica, sarà stata l’entrata in scena alla Osiris, o il piglio coreografico: devo ammettere che la scena offriva una sua seduzione.

(E io subito a pensare qualche brano del Vangelo intonato con la situazione…)

E vorrei anche vedere

“Continuiamo ad abbassare i prezzi”.

Come se fosse per farci un favore.

Vi ha mai spiegato nessuno che cos’è una recessione?

Sempre che mi sia consentito

Marina Berlusconi risponde a Saviano (hat tip Luca):

Quando sentirò di dover formulare una critica, nemmeno io starò zitta. Mi pare un po’ eccessivo prometterlo o addirittura giurarlo. Ma ci tengo a dirlo. E, sempre che mi sia consentito, anch’io, come Saviano, ad alta voce.

sempre che mi sia consentito“: da Saviano (opportunamente promosso a improbabile censore) o da papà?

Vademecum, Satanas

Risposta a Debora che cita Paolo Moscogiuri.

Punto 1

Si consuma di meno, ma non è vero che si risparmia: a meno che ogni e ciascuna lampadina che avete in casa, una volta accesa, non rimanga poi accesa per otto ore di seguito!

Da quello che scrivi, sembra che IL CONSUMO ELETTRICO dipenda molto dal tempo di accensione, ma questo – lo dico perché non è chiaro ai più – È FALSO. E questa storia continuo a sentirla ancora da tante parti…

Quel che può essere vero è che la lampada duri meno (dipende dalla sua elettronica, in verità; migliore è l’elettronica, minore è la sofferenza della lampada ai cicli di accensione).

Scusa la pignoleria, ma l’articolo originale che citi su questo era più chiaro.

Punto 2

– Ci vuole molta più energia e risorse per produrle, e il risparmio in seguito serve appena ad andare in pareggio.

Assolutamente falso!

Il consumo delle lampade ad incandescenza è tale che perdere, in confronto, è impossibile.

Che poi il gioco valga la candela, non è detto, questo te lo concedo.

Di sicuro il risparmio energetico di tutto il ciclo di vita non è così favorevole come potrebbe far supporre un banale confronto dei costi energetici di puro esercizio.

Punto 3

– Sono piene di elettronica, mercurio e altri inquinanti. Immaginiamo tra qualche anno quando milioni di lampadine saranno gettate nelle discariche, che razza di inquinamento dobbiamo aspettarci.

Aaaargh! Moriremo tutti di avvelenamento da mercurio!

Non voglio nemmeno parlare del mercurio rilasciato a livello industriale, fate però il conto voi di quanto ne abbiamo scaricato solamente con tutti i termometri che abbiamo rotto nelle nostre case negli ultimi 50 anni.

Dai: un termometro contiene il mercurio di 100 lampade (lo dice proprio lui, non mi prendo io la briga di controllare) e in tutte le famiglie che conosco ne hanno rotti almeno un paio, scaricando i residui in fogna o in pattumiera.

Punto 3b

– Sono piene di elettronica...

Come quasi tutta la roba che stiamo buttando via in questi anni.

Ragazzi, qui bisogna uscire dallo schema dell’usa e getta (tipo la sporta biodegradabile che così non ci penso più).

Tutti i rifiuti vanno riprocessati e gestiti opportunamente.

Detto questo, anch’io ho dei dubbi che valga la pena tenere in piedi la filiera delle lampade compatte. Le obiezioni sono interessanti, sono i presupposti impliciti che mi preoccupano.

(Piccola confessione: io le CFL le smonto tutte, porto all’ecocentro solo il tubo e ne tengo le elettroniche in cantina; ne ho già usate parecchie per sostituzioni varie, ma sono un nerd!)

Punto 4

Emettono raggi ultravioletti e onde elettromagnetiche, le quali saranno anche una panacea per la salute ma personalmente le gradisco poco nell’abat-jour a trenta centimetri dal cuscino.

Di onde elettromagnetiche ne emettono di più i cellulari, i router wireless, i telefoni cordless etc. etc.

Detto questo, non è una scusante piena, e penso che prima o poi ci dovremo preoccupare di tutte queste onde che ci avvolgono.

Riguardo agli ultravioletti… direi meno delle alogene. Ma anche qui è questione di QUALITÀ.

Punto 5

– Emettono una luce bianchissima che è dannosa per i presbiti (quasi tutti gli ultracinquantenni, in pratica) e per chi soffre di cataratta e problemi alla retina.

Qui mi fai un po’ incazzare, però questo punto mi rivela che forse tutto dipende da brutte esperienze.

Ma dove le comprate ‘ste lampade?!? Ci sono stati 30 anni di evoluzione nel settore, non vi avranno mica dato dei fondi di magazzino?

Anche nel più scalcagnato dei negozi ormai le CFL sono quasi tutte da 2700 K (bianco caldo). E comunque non c’è solo la temperatura di colore; anche qui, a seconda della qualità, ci sono rese cromatiche diverse. E una 4000 K recente può avere una resa più fisiologica di una 2700 K vecchia.

Conclusioni

Guarda Debora, ne avrei per altri 4 o 5 commenti, ma vengo subito al succo perché…
io non voglio difendere le lampade CFL!

Perché me le fai difendere?

Sai, io penso che siano diventate ormai un feticcio, le regalano in tutti gli angoli, quando uno si converte al “low-carbon” (mi piace questo malsano doppio senso) la prima cosa che fa è prendersi di questi tubi.

Sono un alibi micidiale!

Però tu mi obblighi a criticare quei punti, perché non è dando informazioni parziali, epidermiche o obsolete che si fa un buon servizio.

La precisione prima di tutto: altrimenti si rischia di perdere credibilità sulle stupidate.

Sì, perché sarai d’accordo con me sul fatto che questa faccenda – sia vista dai critici che dagli entusiasti – è un misdemeanor: è preoccuparsi della stecca fatta da un violinista dell’orchestra del Titanic…

Bacioni

PS: non so se si è capito che
anche in questo campo you get what you pay for.

Eco lontana

A Greciudd

Vorrei ricordare a tutti quelli che in qualche modo se ne occupano, che l’economia è un sottoinsieme dell’ecologia.*

Ne segue un corollario: che l’economia si occupi o meno dell’ambiente è opzionale; certissimo invece è il fatto che l’ambiente si occupi, prima o poi, dell’economia.

Di-sputando

De Kit Kat gustibus non est disputandum

I gusti sono davvero strani e bizzarri come “salsa di soia“, “caramello”, “patata dolce“,“patata al burro”, “Roasted Green Tea”,”Aceto di mele”, “Uva moscato,” “castagna“.

Be’, in California due mesi fa mi hanno servito una bibita al sapore di collutorio.