Lo scandalo dell’editoria accademica

Di George Monbiot sul Guardian, tradotto da Massimiliano Rupalti su Effetto Cassandra.

Murdoch paga i suoi giornalisti ed i suoi editori, e le sue compagnie generano gran parte dei contenuti che usano. Ma gli editori accademici ottengono gratuitamente i loro articoli, le loro revisioni tra pari (approvate da altri ricercatori) e persino la maggior parte della loro redazione. Il materiale che pubblicano è stato commissionato e finanziato non da loro, ma da noi, attraverso finanziamenti alla ricerca e stipendi accademici. Ma per visionarlo dobbiamo pagare ancora ed in maniera esosa.

Domanda di un profano: com’è che le lamentele iniziano a farsi significative solo adesso?

È un mondo senza qualità

Tutti impazziti per il video di Belen.

Si tengono persino virili visioni collettive: invece della partita di coppa, proiezione con forum (a proposito, voi siete spettatori critici o semantici?).

E nonostante il consenso unanime che si tratti di una cagata, tutti a casa col file nella chiavetta.

È proprio vero che la moneta cattiva scaccia quella buona.

Proxies

Se è vero che la quotazione dei titoli di Stato di un dato paese è il risultato di un referendum continuo da parte degli investitori sul suo governo, i mercati apprezzano i nostri Btp quando aumenta la possibilità di un affondamento giudiziario di Berlusconi e i Bonos spagnoli quando Zapatero annuncia nuove elezioni. È il risultato di uno studio che analizza l’andamento dello spread fra i titoli di stato italiani e spagnoli in presenza delle notizie della scorsa estate.

QUANDO IL MERCATO GIUDICA CON LO SPREAD

di Riccardo Puglisi su LAVOCE.INFO

E questo sarebbe uno scrittore?

L’articolo di Martín Caparrós su Internazionale 918 del 7/10/11 (“Contro gli ecologisti”) non valeva la pena di essere letto, vista l’accozzaglia di certi luoghi logori e sempre meno comuni che in pochi ancora osano tirare fuori.

Speravo in qualche provocazione interessante, ma niente.

Ne fa un buon riassunto – senza commenti – Vittorio Giacopini su Pagina 3 della stessa data.

Ci trovate quella degli ecologisti ricchi che vogliono impedire ai poveri di promuoversi perché non ce n’è per tutti, a quelli che sono “Incapaci di ammazzare una mosca. Anzi: se ti vedessero schiacciarne una, di sicuro ti spaccherebbero la testa.”

La sagace vignetta in calce dell’articolo

Dal cosa saranno mai due gradi in più per il clima (sintesi mia) ai “venticinquemila uomini e donne che ogni giorno muoiono di fame […] quando la famosa “comunità internazionale” si fa in quattro e spende un sacco di soldi contro il cambiamento climatico”. Sì, infatti quella è la seconda voce del pil mondiale, subito dopo gli acquisti di allucinogeni da parte di alcuni scrittori argentini e prima – molto prima – delle spese per armamenti.

Ha il coraggio di scrivere “L’ecologia presuppone un mondo statico” (sic!) e “dev’essere fantastico aver trovato una modalità di partecipazione che non prevede rischi, che beneficia direttamente chi partecipa e difende la conservazione di quel che è noto.”

Ma di chi accidenti sta parlando?

Ragazzi, abbiamo qualche piccolo problema, e la cosa di cui c’è meno bisogno sono i vecchi ruderi che continuano a mettere in opposizione la difesa delle risorse con quella dei diritti degli esseri umani.

L’Altra Europa di sabato scorso

Seguo sempre, in diretta o per podcast, la trasmissione L’Altra Europa di Federico Taddia su Radio24.

Quella di sabato oltre a riprendere lo sviluppo del caso Islanda mi ha ricordato il capitolo 11 del libro The Limits to Growth Revisited di Ugo Bardi: “The Return of World Modeling“.

Qualcuno sta tornando a pensare che sarebbe utile modellare i trend macroeconomici e fisici del mondo; un piccolo accenno dal minuto 29 in poi qui.