Un tanto al chilo

Qualche giorno fa, non dico come non dico dove, Eugenio Benetazzo mi ha aggiunto alle sue cerchie. E va be’.

Direttamente dalla sua pagina arrivo a un suo articolo, che parla di immigrazione.

Tralascio tutto il resto (vuol dire tralasciare tanto) e mi soffermo su una perla. Lui afferma che in tanti potrebbero arrivare, ammalati di scabbia e di vaiolo.

Ora, se il resto di quello che scrive Benetazzo è accurato quanto le sue dichiarazioni in campo medico, state freschi.

Aggiornamento: ho fatto qualche ricerca e risulta una storia vecchia. Difficile credere che non glielo abbiano segnalato. Non so davvero cosa pensare.

Studio del comportamento e consumi energetici

Una tecnica che da qualche tempo è sotto i riflettori. Ci sono sempre più conferme che funzioni.

Guarda cosa fa il tuo vicino di casa.

What’s a proven way to lower your energy costs? Would you believe: learning what your neighbor pays. Alex Laskey shows how a quirk of human behavior can make us all better, wiser energy users, with lower bills to prove it.

La transizione energetica sostenibile: quanto costerà?

Un post importante, concetti da divulgare; da seminare, direi.

Riporto l’inizio qui; l’originale continua su Effetto Risorse.

DaResource crisis”. Traduzione di MR

In un precedente post, ho usato il concetto di “strategia del seminatore” per proporre che il modo di risolvere il nostro dilemma dell’esaurimento e della distruzione climatica è quello di usare i combustibili fossili per sbarazzarci dei combustibili fossili. In altre parole, dobbiamo usare energia fossile – finché ce l’abbiamo – per sviluppare sostituti all’energia fossile. Ciò equivale alla vecchia strategia dei contadini di “tenere da parte le proprie sementi”. Ma quante sementi dobbiamo mettere da parte esattamente? In questo post, Sgouris Sgouridis fornisce una risposta. Risulta che per avere una transizione dolce e graduale all’energia rinnovabile prima che l’energia fossile diventi troppo costosa, dobbiamo intensificare gli investimenti in rinnovabili di un fattore 4-10 che dovrebbe essere raggiunto per mezzo di un aumento annuale dell’attuale investimento fra il 6% e il 9%. Alla fine, il tasso di investimento dovrebbe raggiungere delle quantità nell’ordine degli 1,5-2,5 trilioni di dollari per il 2045. E’ un risultato stuzzicante, perché un 9% di aumento annuale è possibile: abbiamo fatto crescere le rinnovabili a tassi più rapidi fino ad ora. Ed anche una quantità totale di un paio di trilioni di dollari non è impossibile, considerando che l’attuale PIL mondiale è di circa 72 trilioni di dollari (in confronto anche agli 1,7 trilioni di dollari all’anno spesi per il sistema militare mondiale). Sfortunatamente, è del tutto possibile che l’azione della lobby dei combustibili fossili sarà capace di rallentare la crescita delle rinnovabili o persino di fermarla completamente. In questo caso, non saremo in grado di evitare un crollo significativo (e probabilmente disastroso) della quantità di energia disponibile in tutto il mondo, quando il declino inevitabile dell’energia fossile farà il suo corso. Ciononostante, ogni investimento in energia rinnovabile che possiamo fare ora, nel prossimo futuro aiuterà a rendere la transizione meno dura per tutti noi.

Continua qui.

Ogni tanto capita di pestarne una

“È morto il miliardario sbagliato”

Daniele Luttazzi, in occasione della scomparsa di Gianni Agnelli.

Chi mi conosce sa che tra figli, lavoro e fastidi di salute non mi resta molto tempo per scrivere. Chi non mi conosce ma è capitato qui, può presumerlo dall’esiguità degli ultimi interventi.

Ci tenevo però a dire due cose sull’affaire Debora Billi; o meglio, qualcosa su di me.

Conosco Debora da parecchi anni, anche se ci siamo incontrati di persona solo due volte. L’ho sempre giudicata un po’ impulsiva, ma devo dire che spesso questa si rivelava una caratteristica di valore: nel giro collegiale di ASPO i suoi spunti servivano di stimolo alla riflessione.

Raramente le sue provocazioni erano di carattere negativo.

Se c’era un aspetto su cui non mi trovavo d’accordo con lei – e abbiamo avuto modo di esplicitarlo – era un suo luddismo che emergeva qua e là, tra l’altro neanche troppo argomentato.

Bene: io penso che Debora abbia fatto un grosso errore. Professionale: mi rifiuto di credere che si augurasse davvero la morte di qualcuno.

Ma credo pure che si debba capire l’atmosfera in cui viviamo. E riconoscere la responsabilità di Grillo nell’aver creato un ambiente e una subcultura in cui è più facile che certi incidenti succedano.

Beninteso: non da zero, ma nella palude di un paese in cui l’insulto e il linciaggio mediatico erano già pratica comune presso quelli che di Grillo e del M5S sono avversari e che ora, in modo sicuramente prevedibile e non del tutto illegittimo, vanno maramaldeggiando.

Ripeto: la responsabilità personale di Debora resta pienamente sua.

Ma quando sento tanti dire “A me non succederebbe mai”, metto mano alla pistola. Soprattutto se non si tratta di professionisti della comunicazione.

A me forse, nelle situazioni “propizie”, di scrivere qualche cazzata potrebbe capitare. È anche per questo che detesto i social, sebbene ogni tanto ci sguazzi.

(continua)