Siamo ancora nell’età del ferro

Di recente ho tenuto un corso di simulazione strutturale presso un mio cliente. Come al solito abbiamo combinato teoria, esercizi di base e pratica su loro problematiche.
Alla fine siamo tutti soddisfatti, perché grazie alle lezioni e al confronto i tecnici hanno preso confidenza con i comandi, compreso le possibilità e le approssimazioni e acquisito fiducia nell’affidabilità degli strumenti.
Dulcis in fundo, abbiamo verificato due aspetti: da una parte, i risultati sono congrui con l’esperienza e le prove fisiche; dall’altra, alcune strutture rivelano di essere largamente sovradimensionate.
Ci sono quindi dei sostanziosi e visibili margini di ottimizzazione e risparmio.
Il titolare, però, sorridente di un’ironia che rivela a un tempo sia la coscienza degli ostacoli che la voglia di superarli, mi dice:
“Adesso però abbiamo un problema. Mi è già capitato di riuscire a creare gruppi leggeri e affidabili, ma a volte la reazione dei clienti non è positiva”.
“Perché?” chiedo.
“Perché spesso la percezione conta più della sostanza. A volte è più importante che un manufatto sembri resistente, piuttosto che lo sia realmente”.
Mi dice (in realtà nel suo dialetto): “La gente vuol veder del ferro”.