Negazione della dipendenza – 1
Da qualche mese la top directory che sul mio pc raccoglie i documenti relativi ai “problemi del pianeta Terra” ha cambiato nome.
Era Ambiente, ora è Risorse.
Per inciso, ritengo che sia i movimenti ambientalisti (e sottolineo il plurale) che i loro critici abbiano da insegnarci parecchio. Tuttavia una cosa è certa: il termine AMBIENTE e tutti i suoi derivati sono per me imbarazzanti, anche nelle occasioni d’uso più spicciole e quotidiane. Non solo a causa di abusi, estremismi, fraintendimenti in buona o mala fede, ma perché il concetto di “ambiente” oggi in uso trasporta un congenito problema semantico, che vorrei approfondire in futuro.
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Vengo al punto di oggi, che è un tema più circoscritto.
Mi sbaglierò, ma mi risulta sempre più chiaro che esiste una generale difficoltà nel riconoscere priorità ai problemi di input energetici e minerari, non solo rispetto a quelli dell’economia e della sicurezza, ma anche rispetto agli altri temi classici dell’ambientalismo.
Insomma, sempre più voci annunciano: “Abbiamo molti problemi ambientali, diciamo pure per colpa nostra; si tratta di inquinamento, perdita di biodiversità, addirittura AGW, via; nei posti più sfortunati mancano il cibo e soprattutto l’acqua; ma per favore non parliamo di esaurimento generalizzato delle risorse primarie”.
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Qualcuno mi dirà: “E il dibattito sul nucleare? Non è un riconoscimento finalmente mainstream dei problemi di approvvigionamento?”
Premetto che non sto parlando di un vero e proprio tabù: il tema sta effettivamente facendosi strada, anche se con fatica; ma l’esempio del nucleare mi sembra proprio una parziale conferma di quel che sostengo.
Innanzitutto, la questione è propagandata da un punto di vista primariamente economico, sia promettendo la convenienza dell’energia prodotta (“Con le centrali nucleari l’energia costerà meno alle aziende”) che prospettando i benefici indotti dalle grandi opere necessarie.
Poi, nessuno sembra voler sufficientemente chiarire alla gente che stiamo parlando della frazione di una frazione: l’energia elettrica è solo una parte dell’energia che consumiamo, rilevante ma non maggioritaria*.
Non ultimo, il modo in cui si liquida il problema della disponibilità di uranio è come minimo semplicistico, e rivela proprio questa fatica a voler prendere sul serio in considerazione il tema.
(continua…)
* Questa è una faccenda che riguarda anche le fonti rinnovabili: quelli di ASPO sembrano essere tra i pochi che l’hanno ben presente.
Posted: aprile 13th, 2009 under Energia, alibi, futuro, risorse, tecnologia.
Comments: 4
Comments
Pingback from Weissbach » Negazione della dipendenza – 2
Time: 15 aprile 2009, 07:25
[...] Continua da qui. Avevo pronto il post quando è uscito questo di Crisis. [...]
Comment from Marco Pagani
Time: 6 maggio 2009, 15:42
Scorrendo il blog di ASPO che non ho visto per qualche giorno, mi accorgo solo ora di questo tuo commento.
Mi sfugge la questione semantica, ma continuo a preferire “ambiente” a “risorse”. L’ambiente contiene tutto sia i materiali inorganici che gli esseri viventi (un po’ riduttivo e ingegneristico considerarli solo “risorse”). L’ambiente è l’insieme dei flussi di materia ed energia sul nostro pianeta. Non si tratta solo di risorse, ma anche della capacità di assorbire i prodotti di scarto, ad esempio. Non dimentichiamo che secondo gli scenari de “I limiti dello sviluppo” la crisi da inquinamento (cioè da “sink pieno”) è più rapida e catastrofica della crisi da risorse (cioè da “source vuota”).
Se non si pensa in termini di ambiente si finisce col cercare risposte settoriali.
Ah dimenticavo, spesso ci scordiamo che anche noi siamo ambiente. Preoccuparsi dell’ambiente non significa solo interessarsi a classificare e proteggere felci, fiori e uccellini, ma anche interessarsi e protteggere il nostro futuro.
Comment from Weissbach
Time: 6 maggio 2009, 18:02
Ah dimenticavo, spesso ci scordiamo che anche noi siamo ambiente. Preoccuparsi dell’ambiente non significa solo interessarsi a classificare e proteggere felci, fiori e uccellini, ma anche interessarsi e protteggere il nostro futuro.
Marco, è questo il problema semantico.
Quando parli di ambiente, la gente pensa agli uccellini.
Quindi sono d’accordo con te.
(noi ingegneri dovremmo sapere perfettamente che “ambiente” comprende in modo ottimale sia le sorgenti che i pozzi, molto meglio di “risorse”…)
Comment from Andrea
Time: 17 maggio 2009, 23:37
Vi segnalo l’articolo “Ambiente” di Sergio Cabras


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