Ho capito bene? Un kWh alla tonnellata?

Sono rimasto scandalizzato dal servizio di Paola Maugeri durante l’ultima puntata di E se domani.

No, non dal vibratore a celle solari e dal contesto parecchio sconclusionato.

Da lei che tutta contenta mostra che a Milano è utile fare la raccolta differenziata perché poi (un non sequitur, lo so) nel termovalorizzatore si ricava energia in ragione di:

1 kWh per tonnellata bruciata!

So che non ci credete; guardate coi vostri occhi:

E per di più kWh non si scrive KW/H.

Ora, considerando che in una centrale a olio ne bastano pochi etti per fare 1 kWh, deduco che o si tratta di un errore giornalistico imperdonabile, o è da idioti costruire inceneritori.

Mi sa che le due ipotesi non sono in contraddizione…

La spigolatura dei rifiuti

Se in questi giorni d’agosto avete poco tempo per leggere,
un ottimo rapporto tra rendimento e costo lo avrete da questo post.

Un [micro]saggio su rifiuti (et al.) tra i migliori che io abbia mai letto.

I rifiuti campani in Germania? Riciclati.

Aandre mi manda due link, che riportano questa Ansa:

BERLINO, 21 MAG – I rifiuti campani già smaltiti in Sassonia non sono stati bruciati nei termovalorizzatori tedeschi, ma sono stati riciclati per ricavarne materie prime secondarie e composti organici che verranno venduti all´industria. Il percorso dell´immondizia italiana in Germania lo ha spiegato all´ANSA una portavoce del Ministero dell´Ambiente della Sassonia, sottolineando che niente è finito in discarica.«Questi rifiuti non sono stati bruciati» negli inceneritori, ha detto la portavoce. Anzitutto, ha spiegato sono stati separati i rifiuti organici da quelli solidi, che diventeranno poi materie prime secondarie (plastica, metallo, etc.). Il resto, «una parte minore – ha proseguito – è stato trattato in un impianto meccanico-biologico e verrà venduto alle industrie», le quali bruciano questo materiale trasformandolo così in energia. Ma il grosso dei rifiuti campani diventa materia prima secondaria. E l´Italia, oltre a fornire l´immondizia, svolge anche un ruolo importante nella fase successiva del percorso di quest´ultima. Il Paese, infatti, è al terzo posto, con 2,01 milioni di tonnellate, della graduatoria degli acquirenti di materie prime secondarie.

(ANSA) CB21-MAG-08 17:09 NNN

Riciclati in Germania i rifiuti campani

La Sassonia non getta negli inceneritori i rifiuti campani

Visto che si tratta di due siti di parte, ho voluto verificare la fonte.

La notizia non l’ho più trovata, ma posso comunque segnalare:

RIFIUTI: GERMANIA HA SCOPERTO COME TRAMUTARLI IN ORO / ANSA

(…) l’Italia, che figura al quarto posto dopo Olanda, Francia e Austria con 1,3 milioni di tonnellate nella lista dei fornitori di rifiuti all’industria tedesca del riciclaggio, compare poi al terzo posto, con 2,01 milioni di tonnellate, nella graduatoria degli acquirenti per le materie prime ottenute grazie al riciclaggio

CIP6

Per un po’ devo diradare il blog.

Ma Ivo mi chiede qualcosa del CIP6.
Ho raccolto alcuni documenti, ma per ora non riesco ad organizzarli decentemente.

Un post per cominciare è La grande giungla del CIP6 su ASPO-Italia.

Interessanti sono anche questo documento
dell’Istituto Bruno Leoni e questo resoconto dei Verdi.

Ognuno ha le sue opinioni, ma mi sembra che
i numeri non siano messi in dubbio da nessuno.

Trova le incongruenze – 2

Umberto Veronesi, Che tempo che fa, 20 gennaio 2008

Ore 20.25:
Veronesi: La religione ha certezze assolute, la scienza è aperta alle possibilità.

Ore 20.35:
Fazio: Gli inceneritori possono avere conseguenze per la salute?
Veronesi: ASSOLUTAMENTE NO.

PS: segue la mia posizione sugli inceneritori.

0) PRIMA LI TIRIAMO VIA DAI CIP6, poi discutiamo (anche a costo di abolire CIP6).
1) Sono una buona soluzione per lo smaltimento della PICCOLA frazione residua dopo riduzione, recupero e riciclo dei rifiuti.
2) Non dovrebbero MAI essere usati per l’indifferenziato, soprattutto se questo contiene metalli, PVC e una percentuale significativa di umido organico.
3) Solo nel caso in cui l’energia derivata dai rifiuti si sommi significativamente a quella del combustibile aggiunto si possono chiamare termovalorizzatori.

Riguardo al punto (3), ho un dubbio davvero ignorante (sono benvenuti contributi tecnici):
perché arrabattarsi tanto con il riciclaggio delle plastiche
(con tutto il degrado termico, la perdita di omogeneità, etc.)?

Non si fa prima a fare un recupero termico, su questa frazione "energeticamente nobile"?

(se mi legge il mio relatore di tesi, vero guru su polimeri e relativo recupero, mi lancia uno strale  ;-)

L’ Italia a secco

Mario Tozzi
L’ Italia a secco.
La fine del petrolio e la nuova era dell’energia naturale
2006 – Rizzoli (396 p.)

Mario Tozzi, geologo, è un divulgatore scientifico dalle ottime capacità comunicative, espresse sia nello scrivere che nel partecipare a trasmissioni televisive e conferenze.
Affabile, ma piuttosto schierato ed energico, talvolta si lancia in qualche affondo un più politico che tecnico.

Dal titolo e dalla copertina del libro – in questo periodo di dibattiti e polemiche su energia e clima – ci si potrebbe aspettare un testo ideologico e dal tono un po’ apocalittico.

Invece "L’ Italia a secco" è un saggio tecnico/divulgativo sullo stato delle forniture energetiche in Italia: descrive nel dettaglio le fonti di importazione, i sistemi di produzione, i siti e i metodi di stoccaggio, le vie di trasporto combustibili, la rete elettrica, i problemi strategici di approvvigionamento, aspetti storici e geopolitici, prospettive future.

Se non fosse per la scorrevole prosa di Tozzi, lo si potrebbe quasi definire freddo. E su molte questioni, come quella dei rigassificatori, la sua posizione non è per nulla banale o settaria.

Considerando che è rivolta al grande pubblico, l’opera ha una dimensione (quasi 400 pagine, in carta riciclata) che rende idea della complessità dei temi trattati.

Un po’ lungo, ma appassionante per chi è incuriosito dagli aspetti tecnici.
Che in questo campo sono la sostanza.

nessun titolo

Inceneritori / 2 [No ai sussidi]

Si può discutere di quanto siano "puliti". Soprattutto se lo si fa non in assoluto, ma relativamente alle alternative.
Di sicuro però, al di là dei dati qui sotto, resta vero che sottraggono incentivi alle vere fonti rinnovabili.
Se per la gestione dei rifiuti dobbiamo pagare, dobbiamo farlo ai danni di qualcos’altro.


La fonte di questi numeri è da verificare, ma si direbbe che concordino con quanto timidamente accennato nell’articolo di Superquark (l’inceneritore di Barcellona produce energia per 20’000 abitanti, ma usa i rifiuti di 2 milioni, a cui si deve comunque aggiungere del combustibile).

***   ***   ***   ***

QUANTA CO2 SI EMETTE PER PRODURRE UN KILOWATTORA?

940 grammi da incenerimento rifiuti solidi urbani
900 grammi da impianto tradizionale a carbone
800 grammi da impianti a "carbone pulito"
720 grammi da olio combustibile
650 grammi valore medio Italia 2004 impianti termoelettrici (media da fonti fossili)
530 grammi valore medio Italia 2004 (tutte le fonti)
500 grammi da gas da impianto tradizionale
370 grammi da gas da impianto a ciclo combinato
0 grammi da eolico
0 grammi da solare fotovoltaico

Dalla conferenza stampa di Greenpeace a Roma sul tema dell’incenerimento dei rifiuti, e dal relativo comunicato.

nessun titolo

Inceneritori

Ieri sera, ultima puntata estate 2006 di SuperQuark.
Ripetutamente procrastinata per “forze maggiori” (quali la bellissima partita Italia-Francia).

Prima che un evento famigliare mi strappi al video, faccio in tempo a vedere l’articolo di Lorenzo Pinna sul complesso depuratore-inceneritore di Barcellona.

E’ interessante vedere come anche Quark sia incline a sostenere interessi corporativi.

Mi riferisco al fatto che – una volta sì e l’altra pure – ci sia stata in questa serie estiva almeno un articolo sulla competizione internazionale e l’importanza della ricerca scientifica e tecnica a riguardo.

Sono interessi che per una volta benedico anch’io, in quest’Italia in cui la ricerca è sotto le suole.

Però, collegandoli all’articolo sull’inceneritore di Barcellona, non ho potuto fare a meno di chiedermi se l’ottimismo e l’ammirazione per l’impianto avessero un sostegno oggettivo, o non fossero influenzati da “interessi amici”.

E’ un’ipotesi che non posso né voglio confermare; e ci tengo a dire che spero davvero che si possano costruire e mantenere inceneritori “puliti”.

Non sono contrario in assoluto agli inceneritori. Sono contrario a 4 cose:

1) positivismo tecnico a priori: “Va tutto bene, è tutto pulito” [non mi fido al 100% neppure di chi grida al disastro ambientale, ma sono a favore della cautela];

2) uso degli inceneritori (o di qualsiasi altra soluzione tecnica) per sdoganare errori fatti a monte nella gestione dei rifiuti;

3) uso degli inceneritori come fonte di cash per gli enti locali, in particolare se si incentiva una compravendita tra zone diverse d’Italia, e si scoraggia la gestione responsabile di ciascuno;

4) INCENTIVAZIONE degli inceneritori sotto qualunque pretesto; se sono così miracolosi come fonte di energia, saranno competitivi anche senza incentivi (NB: la legislazione italiana in materia non ha equivalenti in Europa).

Mi rendo conto adesso che questi punti hanno una cosa in comune:
sono tutti e quattro degli ALIBI.

Aggiornamento:
ovviamente il solito Grillo ha colto la palla al balzo:
http://www.beppegrillo.it/2006/09/le_superballe_d.html